giovedì 6 novembre 2014

Questa mattina verso le 11,30 Hakina Motlaq Hamdan di Assira Al Qiblia ci ha mandato un messaggio dicendoci che suo marito Habdullah sarebbe stato liberato a breve.
Dopo tutta la giornata in attesa della notizia del ritorno a casa di suo marito Hakima ci riscrive dicendoci che l'UCOI se ne frega della sentenza della polizia e che tratterrà a tempo indeterminato, senza alcuna motivazione, Adbullah.
Chiediamo a tutti gli attivisti che operano in Palestina e in Italia  per la difesa dei diritti umani di divulgare la notizia che l'UCOI lavora per israele in quanto opprime il popolo Palestinese alla sua stessa maniera,se non peggio.
Chiediamo inoltre di mandare mail all'ambasciata palestinese in Italia all'indirizzo roma@ambasciatapalestina.com e pretendere l'immediato intervento per risolvere questa drammatica situazione che non riguarda solo i nostri compagni di Assira,ma che coinvolge tantissimi altri compagni Palestinesi.
Il comportamento oppressivo dell'UCOI va contro ogni rispetto e salvaguardia dei diritti umani del popolo Palestinese e si può solo comparare all'oppressione sionista in atto da più di cent'anni.

martedì 4 novembre 2014

Bad news dalla nostra compagna in Palestina Samantha Comizzoli
Sono da Hakima. Stavamo aspettando il ritorno di Abdullah, ma invece e' arrivata una telefonata: Abdullah e' stato messo nella prigione palestinese di Jneid, Nablus. E' colpevole di aver scritto critiche contro Abu Mazen su facebook. Non c'e', ovviamente, nessuna legge che lo vieti scritta, quindi, non c'e' processo ne' avvocato e nemmeno condanna. Rimane dentro fino a quando lo decide l'Ucoi e senza poter avere visite. Questo e' lo Stato di Palestina per il quale molti "attivisti" stanno lavorando. Schifosi. A voi dico, levatevi subito dai coglioni della mia bacheca. A tutti gli altri, invece dico: non siamo riusciti a salvare Abdullah, una persona, da una cosa cosi' e non dal mostro israeliano, ma dai suoi stupidi collaboratori. Ecco, possiamo spararci tutti un colpo. Appena finito di leggere questo messaggio, e' l'unica cosa che possiamo fare. All'ambasciatrice palestinese in Italia che non mi ha risposto: io ho sempre scritto a tutti, chiunque esso sia ricevendo gentile risposta. Nessuno si erge a Dio senza dare risposta. Ecco..a battere cassa su questa vicenda, e' meglio che incontri un mio compagno/a e non me, perche' io non ti chiederei nulla, ti prendo direttamente a pugni in faccia. Avete ucciso i diritti umani tanto quanto il mostro israeliano, anzi siete la merda che esce dal suo buco del culo. Per chi, non come me, ha ancora speranza..continuate a scrivere e telefonare, non ho altro da dirvi. Abduallah e' in prigione, sotto tortura. E' un eroe, come lo e' Hakima Motlaq Hamdan . Se ci riuscite, dateci la speranza agendo e facendo usicre Abduallh. Se Abdullah non uscira' subito, iniziero' stasera con il pubblicare tutto quello che so, e vi stendo, tanto e' finita.

lunedì 3 novembre 2014

To: Palestinian and international press agencies and the media
On Sunday 2 November 2014 at approximately 6pm local time, Palestinian security forces (Ucoi unit) entered the village of Asira Al-Qibliya (south of Nablus) in order to arrest its resident Abdullah Abdul Halim, the husband of local women's rights defender Hakima Motlaq Hassan.
I demand to know what the reasons behind this arrest order are. I personally know Abdullah and Hakima who are both dedicated to justice and human rights in Palestine. Protagonists of my 2013 documentary film about non-violent Palestinian resistance to the Israeli occupation, Abdullah and Hakima are a vital part of community life in their village. Hakima co-founded Retaj, a center for women and children in Asira, while Abdullah has been supporting his wife's community work and the advancement of human rights in the village and beyond. The couple have accompanied me on a 16-town movie tour in Italy in February 2014, where they presented the Palestinian cause to wide audiences, including university students and Italian activists.
All the Italian people Hakima and Abdullah met in Italy have been shocked to hear of the upcoming arrest of Abdullah by Palestinian security forces. They demand to know why this is happening and whether the security forces have any evidence that would prove the alleged wrongdoings of Abdullah. Nothing has been presented yet and Abdullah has not been informed of why he is wanted by the Palestinian security apparatus.
Dozens of Italian activists for Palestine, including myself, have been contacting the Palestinian ambassador to Italy, Ms Mai Alkaila, to ask about the reasons for this attack on a well-meaning Palestinian family that has dedicated their lives to truth and justice, and to human rights in Palestine.
As of today Abdullah refused to be taken to an unknown facility by the Palestinian security forces without knowing why he is being kidnapped. However aiming to avoid being violently taken from his home, he has decided to visit the Ukoi offices in Nablus tomorrow morning, i.e. Tuesday 4th November.
I ask you to publicise this case. No-one has the right to kidnap someone without any crime being committed. Human rights must prevail. The harassment against the family of Hakima and Abdullah must be stopped immediately so they can continue their human rights work. It is a shame that Palestinian security forces are using the same methods of intimidation, abuse, and arbitrary arrest as the occupying power.
Thank you for taking interest in justice and humanity.
Kind regards,
Samantha Comizzoli
Filmmaker, Human Rights Activist
www.samanthacomizzoli.blogspot.it
Tentato arresto
Siamo stati informati  che la Polizia Palestinese in qualità dell’UCOI ha tentato di arrestare Abdullah Abdul Halim uno dei relatori del film SHOOT di Samantha Comizzoli , film  sulla Resistenza Palestinese non violenta che l’inverno scorso tramite un lungo tour ha mostrato la realtà palestinese. Non sappiamo ad oggi cosa sia accaduto quali siano i motivi che hanno mosso tale azione, forse un disguido? Chiediamo come Ravenna Punto a Capo a tutte le persone che hanno visto il film, ospitato e conosciuto Abdullah Abdul Halim e la moglie Hakima Motlaq Hassan durante il tour in Italia di inviare una mail presso l’ambasciata per chiarimenti a tal proposito al seguente indirizzo mail: roma@ambasciatapalestina.com
Hakima e Abdullah hanno deciso di presentarsi domani mattina presso il comando dell'Ucoi (corpo speciale della Polizia Palestinese) a Nablus. Nulla è purtroppo cambiato. Vi chiediamo di continuare a chiedere in merito all'Autorità nazionale Palestinese ed informarli di ciò che sta accadendo a chi lavora per i diritti umani e ha portato la voce dei Palestinesi in Italia. Grazie.

sabato 21 dicembre 2013

RAPITO L'INTERPRETE DEL FILM DI SAMANTHA COMIZZOLI SULLA PALESTINA


Mentre le associazioni in Italia stanno preparando le serate del tour del film “SHOOT”, sulla Resistenza Palestinese non violenta, di Samantha Comizzoli; è arrivata la brutta notizia. Venerdì mattina uno dei due protagonisti del film, Murad Shtaiwi di Kuffr Qaddum, è stato rapito da israele.
Le modalità sono,come al solito, alquanto dubbie ed è per questo che lo definiamo “rapimento” e non arresto.
Durante la notte c'è stato un raid dei soldati israeliani nel villaggio di Kuffr Qaddum e hanno arrestato due abitanti; poi, sono andati nella casa di Murad a devastarla un po' e lo hanno minacciato che se avesse continuato ad organizzare le manifestazioni del venerdì lo avrebbero arrestato.
Il venerdì mattina Murad ha ovviamente confermato la manifestazione e due ore prima dell'inizio, mentre camminava sulla strada principale, è stato vittima di un agguato. I soldati sono sbucati da un nascondiglio, lo hanno ferito ad una gamba e portato via. Murad non ha fatto resistenza. Da allora non si hanno più notizie.
Murad Shtaiwi è il coordinatore della lotta non violenta di Kuffr Qaddum e lavora per il Dipartimento della Pubblica Istruzione.
Purtroppo questa è la normalità, orribile, in Palestina e tutto quello che stiamo facendo è proprio per denunciare questi crimini e smuovere le autorità e l'opinione pubblica internazionale.

Il tour del film, che inizia proprio da Ravenna il 19 gennaio pomeriggio, servirà anche a denunciare questo ennesimo crimine grazie alle voci degli altri Palestinesi invitati in Italia: Hakima Motlaq Hassan di Asira e Odai Qaddomi di Kuffr Qaddum. Per la libertà di Murad, di tutti i prigionieri politici palestinesi (211 bambini), per la fine dell'occupazione della Palestina noi proseguiamo Resistendo.

sabato 9 novembre 2013

CONTRO IL VERTICE ITALIA-ISRAELE



Il 2 dicembre a Torino Letta incontrerà Nethayau per il vertice Italia-israele. L'incontro è mirato ad incrementare i rapporti commerciali e politici con il Paese sionista che è israele. Nonostante israele si sia macchiato e continui a macchiarsi di crimini contro l'umanità e abbia instaurato in Palestina un regime d'apartheid peggiore di quello Sud-Africano; l'Italia continua ed incrementa i rapporti con questo Paese nazista.
Tutte le associazioni che lottano per i diritti umani e per la liberazione della Palestina si sono date appuntamento il 30 novembre per la manifestazione nazionale e il 2 dicembre per il presidio. Ravenna Punto a Capo aderisce, partecipa e appoggia tutti i punti stilati nelle precedenti assemblee nazionali:

    - No al progetto sionista di pulizia etnica della Palestina
    - Sostegno alla lotta del popolo palestinese per il suo Diritto al Ritorno e all'Autodeterminazione
    - Rigetto degli Accordi di Oslo
    - Campagna BDS come alternativa alla cooperazione Italia-Israele
    - Sostegno alla resistenza ed alle lotte dei prigionieri
    - Interruzione dei rapporti commerciali ed economici, politici, militari e culturali tra l’Italia e Israele. 
Info sulla tre giorni sul sito www.palestinarossa.it

Per chi da Ravenna volesse partecipare può contattare il 3400997838.


mercoledì 30 ottobre 2013

CHI HA PAURA DEL DAINO CATTIVO?

Vi segnaliamo volentieri quest'evento per salvare i daini della Pineta di Ravenna. Sabato 2 novembre alle ore 9,30 si terrà una passeggiata nella Pineta. Ritrovo alle ore 9,30 all'entrata della Pineta di Fosso Ghiaia (vicino al Parco Primo Maggio). Accorrete, anche qualcuno di noi parteciperà.
Ecco l'evento su facebook:

https://www.facebook.com/events/1428437517368565/1430556150490035/?notif_t=plan_mall_activity

domenica 13 ottobre 2013

13 OTTOBRE UN ANNO DOPO...

HAI VISTO UN DAINO?

Questa mattina Ravenna Punto a Capo si è recata presso la Pineta di Ravenna per capire questa grave situazione di daini segnalati dalla Provincia. Abbiamo camminato per il sentiero detto "le querce" e nei sentieri laterali. La situazione è in effetti pericolosa, ma non per la presenza di animali a 4 zampe, ma per gli spari dei cacciatori che sono ovunque. Nella zona dove i daini vanno a dormire abbiamo trovato solo cartucce e nessuna traccia (nè impronte nè escrementi) di daini, come invece avevamo trovato due anni fa.  I cacciatori girano con i cani non al guinzaglio ed erano anche in zone con cartello "zona di rifugio-divieto di caccia". Abbiamo incontrato persone a passeggio, altre in bicicletta ed abbiamo chiesto loro se avevano incontrato i branchi di daini. Su tutti quelli ai quali abbiamo chiesto, solo un gruppo di 3 ciclisti che frequentano la pineta sempre, ci hanno risposto che in due anni hanno visto una sola volta un daino, alcune lepri e molti fagiani.
Il sottobosco l'abbiamo trovato ancora intatto, ma quello che mancava totalmente questa volta erano, appunto,le tracce dei daini. Questo ci pone il dubbio che i daini siano già stati cacciati in precedenza a quest'autorizzazione della Provincia, forse "calata" per giustificare le conseguenze.
Ad ogni modo il 2 novembre (data ufficiale dell'inizio della mattanza dei daini) saremo nella pineta per porci fra i cacciatori e i daini così come avevamo già scritto, il problema sarà trovare i daini.....

giovedì 10 ottobre 2013

IL PRANZO E' PRONTO?

Circa due anni fa, alla vigilia di Natale, grazie ad una soffiata la nostra associazione aveva saputo della volontà di abbattere i daini della Pineta di Ravenna per rivenderne la carne da consumare nel banchetto natalizio. Si riuscì a fermare il tutto diffidando un pò di enti e dimostrando che i daini non erano stati nemmeno monitorati per stabilire il sovrannumero.
A distanza di due anni apprendiamo che la Provincia di riprova autorizzandone l'abbattimento con una vera e propria "caccia al daino". Ma, si legge che la motivazione sarebbe il sovrannumero e che questi avrebbero già causato incidenti automobilistici e il fermo dei treni.
Poichè non ci risultano branchi di daini in transito sulle nostre strade e poichè la Provincia ha dato questa motivazioni sarà ovviamente premura della Provincia fornire: i documenti comprovanti gli incidenti stradali "causa daini" dal Pronto Soccorso di Ravenna e la documentazione di tutti i teni che sono stati bloccati da daini. Su quest'ultimo aspetto, però, ci preme fare un'ulteriore domanda: se è stato bloccato un treno per "daino" e di conseguenza si vogliono, ora, abbattere; ci chiediamo, ma se il treno viene fermato da un cane o da una persona, autorizzeranno di seguito il loro abbattimento?
A seguito della vicenda di due anni fa, organizzammo, gite presso la Pineta e documentammo che non poteva esserci un sovrannumero di daini poichè il manto erboso era "intatto" e non devastato da sovraffollamento di daini. Le persone che hanno partecipato hanno poi continuato a visitare la Pineta con la speranza di vederne qualcuno (non è così semplice vedere i daini...che ci sono), ma la situazione parrebbe non essere mutata.
Ora, poichè sapevamo due anni fa chi aveva concordato l'appuntamento con la macellaia, dove e con quale macellaia (anche se non l'avevamo divulgato). Dobbiamo, forse, azzardarci e divulgarlo ora così da scoperchiare una pentola bollente? O forse dobbiamo solo limitarci a presidiare la Pineta a turno e interporci pacificamente agli spari dei cacciatori per far scudo ai daini?
Nell'attesa che la Provincia risponda divulgando la documentazione soprarichiesta, pensiamo al "da farsi".

giovedì 5 settembre 2013

IL SIONISMO E' UN CANCRO NEL CUORE DELLA TERRA

Quello che vedrete in questo video è parte di un'intervista allo storico Sadhi Kamdam di Asira, Palestina.
E' stata tradotta in inglese da Hakima e io l'ho tradotta in italiano. Un'altra parte dell'intervista sarà nel documentario che è in lavorazione.
Trovo che questa breve ricostruzione storica sia importante in questo momento dove il Medio Oriente è sotto attacco. Anche con la partecipazione dell'Italia.
Il finale del video riporta alla realtà di tutti i giorni di una Terra occupata, o meglio, di un popolo che vive occupato.
Il sionismo è "un cancro nel cuore della Terra", mai definizione fu più azzeccata.


venerdì 30 agosto 2013

Un giro sui tetti di Gerusalemme

Due amiche mi offrono un caffè e una sigaretta sulla terrazza del loro hotel a Gerusalemme. E' una buona visuale per la videocamera. Ma ecco che da quel punto si vede con lo zoom che il mostro occupa la città dall'interno.
Gerusalemme è una città occupata, piena di ordini di demolizione per le case palestinesi che lasceranno il posto a nuovi insediamenti israeliani. Ma ad israele questo non basta: i coloni occupano anche i piani superiori delle case.. Come si vede dal video, dove occupano piazzano tantissime bandiere d'israele. Come se avessero conquistato la vetta di una montagna incontaminata. Ma quella casa non era incontaminata, ci viveva una famiglia, magari da generazioni e magari quella casa se l'era sudata.
Adesso ci sono loro, che di notte a volte camminano sui tetti e gettano di sotto pietre o urina o altro sugli arabi che passano.
Il più delle volte vicino ad una casa occupata ci piazzano i soldati, che fermano ogni arabo che passa per controlli vari.
Gerusalemme, la città che era degli arabi, dei cristiani e degli ebrei; è diventata un'altra città dell'apartheid.
Ringrazio le amiche per il caffè, la sigaretta e la vista.
Mi viene da vomitare.


mercoledì 28 agosto 2013

I DISTRIBUTORI DELL'ACQUA PUBBLICA SONO SPORCHI DI SANGUE


Con estremo dispiacere apprendiamo che anche Ravenna ha installato i distributori dell'acqua pubblica (e privata) di Sodastream.
Sodastream è una multinazionale israeliana che ha il suo principale stabilimento nell'insediamento illegale di Mishor Adumin (Cisgiordania). Gli insediamenti illegali sono già stati condannati dalla Comunità Europea e, CEE a parte, sono ovviamente condannabili moralmente per i crimini contro l'umanità che ne comportano.
Abbiamo documentato per tre mesi, con i report e i video della nostra Presidente, che cosa accade in Palestina per il piano criminale di Israele di occupare la Cisgiordania, proprio con gli insediamenti.
Il primo passo per non essere complici di un crimine è denunciare quel crimine (anche in modo mediatico), ma il secondo passo è non incrementarlo, soprattutto economicamente.
Queste case dell'acqua sono sporche di sangue, anche sangue di bambini.
Singolare,poi, che nel giro di poco tempo in diversi comuni l'acqua del rubinetto sia diventata "non potabile" o "accidentalmente inquinata".
Parrebbe una via più larga per privatizzare l'acqua.... acqua, ribadiamo, sporca di morte.
La nostra associazione chiede la rimozione immediata e la sostituzione delle casette dell'acqua.
Per maggiori info si prega di consultare il sito di BDS.

mercoledì 21 agosto 2013

C'ERA UNA VOLTA....

Il 19 giugno ero stata con l'ISM al villaggio beduino di Beit Hanina, Gerusalemme. Avevano trovato per terra un ordine di demolizione. Nel villaggio c'erano 53 persone, delle quali 30 circa bambini. Il più piccolo ha un anno, la più grande ha 17 anni.
Ieri, 19 agosto, alle ore sei del mattino Israele è arrivato. Sono arrivati con 38 jeeps, 200 soldati armati, due cani e due bulldozer. Hanno dapprima circondato il villaggio, poi hanno smollato i due cani per far scappare il bestiame. Poi sono entrati nelle tende e hanno fatto uscire gli abitanti. Sotto la minaccia delle armi li hanno chiusi in tre cerchi: uno per i bambini, uno per le donne e uno per gli uomini. E hanno fatto partire i bulldozer. I bulldozer hanno raso al suolo tutto, tutte le case, tutto quello che contenevano. Fino alle nove del mattino le persone sono state tenute in quei tre cerchi con le armi puntate.
Una volta finita la distruzione, hanno comunicato al capovillaggio che entro mercoledì prossimo devono sgomberare tutte le macerie e se non lo faranno dovranno pagare un amulta di 70,000 shekel più le spese dei bulldozer più le spese per l'intervento dei soldati. Se non pagheranno, lui verrà arrestato.
53 persone che non hanno più nulla, che non hanno un posto dove andare. 53 persone che rappresentano, per me, la parola "pace".
Non hanno più nè acqua, nè elettricità, nè le loro cose. Nulla. Oggi c'hanno offerto del tè... mentre eravamo seduti per terra fra le macerie, c'è caduta addosso una lamiera ch eha rovesciato il tè.... Le loro facce...erano dispiaciute, umiliate. Quei visi pieni di dignità che oggi mi hanno detto "noi resisteremo, ci dovremo dividere.., i bambini li abbiamo mandati lontani e non possono nemmeno andare a scuola, saremo tutti divisi, ma resisteremo, abbiamo sempre vissuto qui.."
Quei visi, oggi, avevano le lacrime..
Ho chiesto al capovillaggio che messaggio volesse mandare al mondo, mi ha detto :" non dimenticatevi di noi".
Ora, lacrime a parte, prego voi tutti che state leggendo di trovare la forza per fare un atto di coraggio: riconoscere che questo fatto, come altri, ma più degli altri è testimonianza che Israele sta perpetrando un genocidio, una pulizia etnica, Che Israele è il nazismo.

lunedì 19 agosto 2013

BRUTTE NOTIZIE

Ecco qua, era il 19 giugno quando scrivevo e filmavo Beit Hanina. Il campo beduino vicino al muro a Gerusalemme. Avevo giocato con i bambini e le famiglie erano state molto ospitali offrendoci i loro prodotto (latte, formaggio, pane, olio, olive. Potete trovare le foto  su facebook nei miei album). I bambini si erano divertiti a fare le foto così, circa un mese dopo, ero tornata al villaggio per portargli le foto che avevo fatto stampare. Solo che le foto erano in bianco e nero, allora gli avevo portato anche i pennarelli, così le avrebbero colorate loro dei colori che volevano. Di tutto questo oggi NON ESISTE PIU' NULLA. Questa mattina Israele ha distrutto TUTTO il villaggio e spazzato via 53 persone con un colpo di vento, anzi, di gas. Questo fa Israele: http://www.samanthacomizzoli.blogspot.com/2013/06/beit-hanina-gerusalemme-vivere-sotto-il.html

Sam


sabato 17 agosto 2013

L'ANP,LA POLIZIA PALESTINESE E IL BAMBINO CHE VENDE IL PREZZEMOLO

Dal sito Palestinarossa,it un articolo di Samantha Comizzoli:
Da mesi sono qui in Palestina (Cisgiordania) come attivista per i diritti umani con l'ISM. Non ho mai voluto intervistare nè incontrare membri dell'ANP nè della Polizia Palestinese perchè non voglio sedermi a tavolino con chi collabora con il mostro. Non voglio dargli spazio e voce perchè ne hanno già. Vi parlo, pertanto, di fatti dei quali sono testimone, traendo le conclusioni.

E' finito il Ramadam e anche l'Eid e le strade di Nablus ritornano ad essere vive con il mercato. Nablus ha un mercato antico nel suk, ma anche la parte più moderna si riempie ogni giorno di bancarelle con suoni, colori, voci. E' bellissimo, vivace, mai invadente. Si trova di tutto: dagli oggetti usati ad ogni cibaria. Mi trovo nella piazza con una mia collega e stiamo comperando il classico succo di tamarindo quando arriva un poliziotto palestinese. E' bello grosso, ha la pancia che non gli permette di guardarsi i piedi e una mitraglietta vecchia ma che tiene ben spianata...
Noi ci stiamo incamminando per la strada principale, ma vedo che "l'omone" si ferma davanti ad un bambino che non raggiunge il metro d'altezza. Il bimbo ha portato il prezzemolo da vendere e lo ha ben sistemato lì sul marciapiede fra la bancherella dei manghi e una del pane. Avrà più o meno 8 anni. Il poliziotto gli punta la mitraglietta e gli dice di andarsene. Il bimbo lo guarda con gli occhi spalancati e inizia lentamente a raccogliere il suo prezzemolo da terra. Dico alla mia collega che mi è venuta voglia di prezzemolo e mi avvicino. Il poliziotto si allontana e il bimbo, con la stessa lentezza ripone il prezzemolo sul marciapiede.
Più volte ho avuto commenti ai miei articoli di persone che chiedono dove caspita è la Polizia palestinese quando coloni e esercito israeliano commettono crimini. "Perchè non difendono i palestinesi?". E più volte, quando ho posto questa domanda, la risposta è stata che non sono autorizzati da Israele. La polizia palestinese per intervenire deve, infatti, chiedere il permesso ad Israele. Questi sono gli accordi fra ANP ed Israele dopo la seconda intifada. Perchè dopo la seconda intifada? Voci di strada dicono che durante la seconda intifada le armi siano state portate ai palestinesi proprio dalla polizia. Ovviamente su questo ci sono voci discordanti. Certo è che la maggior parte dei palestinesi condanna la presenza delle armi nella seconda intifada e il motivo è molto semplice: questo è un popolo pacifico, che resiste, ma pacifico. Quindi, la polizia palestinese sta agli ordini dell'ANP. I pochi casi di liberi pensanti che hanno tentano di difendere i palestinesi o la propria famiglia hanno pagato a duro prezzo.
Esempio: a Ramallah, durante un incursione dell'esercito israeliano un paio di poliziotti sono accorsi per difendere la gente. Sono stati subito ammazzati dai soldati. Quindi la prassi è che quando Israele sta per commettere un crimine, comunica all'ANP ciò che sta per fare e l'ANP dice alla polizia palestinese di non farsi assolutamente vedere in quel posto a quell'ora. Altro fatto. Sulle case costruite in area "B" poi divenuta "C" fioccano gli ordini di demozione. La diatriba sta nel fatto che l'ANP da il permesso di costruire in area "B", dopo che la casa è stata costruita Israele trasforma quell'area in "C" e gli notifica l'ordine di demolizione. L'ANP davanti a questo cosa dice? Nulla. Altro fatto ancora...
Ieri, nel villaggio di Asira ho appreso, da una testimonianza, di un fatto avvenuto durante il ramadam.. A pregare a Gerusalemme ci possono andare pochissime persone. La maggior parte dei palestinesi che conosco non ha il permesso di entrare a Gerusalemme. Durante il ramadam, chi non ha il divieto, trasmette il nominativo all'ANP tramite le sedi comunali per poter avere il permesso da Israele di entrare a Gerusalemme per pregare. Questo avviene per tutti coloro che sono al di sotto dei 45 anni. Pertanto, anche quest'anno il villaggio di Asira porta l'elenco nella sua sede comunale (ANP) di coloro che hanno necessità del permesso e.... a ramadam già iniziato gli viene comunicato che l'elenco non è stato trasmesso dall'ANP ad Israele perchè non avevano tempo per il troppo lavoro.
Conseguenza: gli abitanti del villaggio di Asira al di sotto dei 45 anni non hanno avuto la possibilità di andare a Gerusalemme per tutto il ramadam. Ora... quell'energumeno che ha spianato il mitra contro il bambino che vendeva il prezzemolo, ha chiesto l'autorizzazione all'ANP e ad Israele per fare quest'operazione? Non che Israele glielo vieterebbe visto che i bambini li arresta e li violenta in carcere, ma se l'operazione fosse stata veramente "un ordine dall'alto" si sarebbe interrotta semplicemente per la presenza di due internazionali? Ed altresì, io davanti al mostro sono piccola come quel bambino davanti al poliziotto; ma, come quel bambino, non c'ho messo molto a capire che il mostro (Israele) ha i suoi collaboratori (ANP e polizia palestinese). Se così non fosse gli abitanti di Asira avrebbero pregato a Gerusalemme (occupata o liberata), il poliziotto avrebbe comperato il prezzemolo dal bambino e, soprattutto, l'ANP non accetterebbe mai di fermare le sue forze dell'ordine su richiesta d'Israele.
 
Samantha Comizzoli

ATTACCO A NABLUS

Mentre tutti festeggiano il ferragosto con i fuochi d'artificio, Israele celebra la festa sparando sulla Palestina. L'incursione del 16 agosto si è conclusa con l'arresto di una attivista palestinese.


venerdì 16 agosto 2013

"NON HO PAURA DI VOI SOLDATI"

Kuffr Qaddum, Palestina, 16 agosto. E' venerdì e come al solito dopo la preghiera si terrà la manifestazione, ma i soldati si presentano alle ore 11,00 ed attaccano il villaggio. Arrivano in 40 e con due cani dalla strada rubata alla Palestina. Riesco a malapena a filmare il loro arrivo perchè devo correre. Quando si presentano in così gran numero e con i cani hanno in mente una cosa sola: arrestare qualcun altro. Non gli è bastato evidentemente prendere i 3 ragazzi due giorni fa, vogliono fermare la Resistenza.
Sparano gas e sound bomb, ma non sparano verso di noi sulla strada (giusto qualcuno), sparano sulle case. Per fare più danni. Un bambino di due anni rimane soffocato e fuori coscenza per 20 minuti. Avevo giocato con lui proprio due giorni fa.... Mentre scrivo quest'aticolo mi fanno sapere che sta bene. Vedo un uomo durante la manifestazione per ben due volte prendersi il gas addosso, la terza volta che lo rivedo lo stanno caricando sull'ambulanza. Ma, i Palestinesi hanno una forza che nasce dall'Amore. E' infinita. Rivedo l'uomo per la quarta volta, venti minuti dopo, sta riprendendo a manifestare e ha anche una sigaretta in mano....
Oggi a Kuffr Qaddum sembra la giornata più calda dell'anno. E' difficile correre e respirare. I gas bruciano ancora di più con il caldo. Brucia la pelle, bruciano gli occhi e devi correre.
Fino all'ultimo continuiamo a riconquistare la strada. Si resiste, anche per i 3 ragazzi arrestati. I bambini oggi si sono spaventati un pò quando hanno visto i cani. L'esperienza passata per loro ha lasciato un brutto ricordo... Un padre urla ai soldati "quel cane addestrato e reso cattivo da voi vi rappresenta benissimo, chi rappresenta noi sono i nostri bambini".
Vi amo Kuffr Qaddum. La vostra forza non finirà mai perchè nasce dall'amore che avete dentro. E, nonostante sia dura, vinceremo noi perchè sappiamo amare.
Riporto con molto piacere le parole di Murad per la manifestazione di oggi:

"Abbiamo finito la nostra marcia oggi Venerdì 16-8 alle 15,00.
Come al solito quasi 40 soldati attaccano il villaggio alle 11:00 sparando gas lacrimogeni e bombe sonore nelle case e nei confronti delle persone che condividono la marcia.
Molte bombe lacrimogene caddero dentro le case e Tayseer Shtaiwi mi ha detto che sei bombe sono cadute nel cortile di casa sua e hanno causato casi di persone soffocate all'interno della casa.
Yaqub Ashraf Shtaiwi bambino di 2 anni soffocato,cadde privo di sensi dopo che l'odore di gas di una bomba nei pressi della sua casa,lui è ok ora.
I soldati cominciano a cambiare il loro modo di repressione verso di noi cercando di trasferire gli scontri tra le case per aumentare la sofferenza del popolo.
Ma abbiamo un messaggio e il dovere per la nostra terra: che a dispetto della sofferenza noi continueremo la nostra lotta.
grazie
MURAD


GLI ULIVI, SIMBOLO DI PACE

E' la mattina del 14 agosto quando veniamo chiamati per intervenire subito in un terreno vicino a Qualqilya, Palestina.
La telefonata è confusionale e non capiamo esattamente che problema ci sia agli ulivi di questo terreno; riusciamo solo a capire che ci sono i coloni e l'esercito sul posto. Arrivati nella zona, troviamo 3 fratelli. Tutti e tre agricoltori di ulivi. Con questi ulivi ci vivono mantenendo anche le loro famiglie, anche se a fatica.
Quella mattina, come tutti i giorni, si erano alzati presto per andare nel terreno a lavorare, ma arrivati lì hanno trovato i coloni, l'esercito israeliano e i bulldozer. Gli hanno solo detto: "non potete più venire qui, dobbiamo piantarci una colonna per l'elettricità per l'insediamento".
I 3 fratelli hanno tentato di fermare i bulldozer che stavano lavorano sul loro terreno, ma i coloni hanno iniziato a tirargli le pietre e i soldati gli hanno fatto capire che li avrebbero arrestati. Questa è la storia, di 3 fratelli che non hanno più gli ulivi e degli ulivi, simbolo di pace, che vengono distrutti da israele.


martedì 13 agosto 2013

CREARE L'INFERNO

 Jalud, Palestina. Oggi ho visitato per la prima volta il villaggio di Jalud. In particolare un nucleo di case abitate da 4 fratelli con rispettive famiglie. Mi hanno offerto di tutto, com'è solita l'ospitalità palestinese. Ma, non era una visita casuale: ieri, per l'ennesima volta, queste famiglie hanno subito l'attacco dei coloni.
Arrivano incappucciati, a piedi, dall'insediamento illegale a pohi metri che si chiama "Esh Kodesh". Sapete qual'è la traduzione in italiano? "Santo Fuoco". E così è: hanno appiccato il fuoco intorno alle case di queste famiglie, poi, non paghi hanno bruciato anche una decina di ulivi.
Mi raccontano di un pò di episodi.... Una volta sono arrivati di notte e hanno buttato le molotov, un'altra volta sono arrivati assieme all'esercito (un anno fa) e hanno sparato i gas dentro alle case provocando il soffocamento di due bambine. Quelle de bambine, bellissime, sono davanti a me e mi guardano negli occhi...
Mentre sono lì sul posto con l'ISM ci accorgiamo usando lo zoom delle videocamere che sulla collina di fronte ci sono i coloni con qualche soldato, ci guardano.
Vivere in queste case di Jalud significa essere sempre sotto pressione, sempre a rischio d'attacco. Per questo motivo, non stanno mai tutti all'interno della casa in tranquillità. C'è sempre uno a turno che sta fuori a guardare se arrivano gli incappucciati..... Sulle finestre delle case ci sono le reti per essere protetti dalle pietre che i coloni gli tirano, come ad Hebron. Queste reti sono l'unico aiuto che le famiglie hanno ricevuto dall'autorità palestinese. L'odore della vegetazione bruciata, i loro racconti e il nome all'insediamento mi portanto a pensare solo una cosa: è l'inferno. Come ho detto sopra, ci hanno offerto di tutto, anche i loro sorrisi. E' incredibile la forza di queste persone, la loro umanità è ad un tale livello che li porta a sorridere anche se sono all'inferno.