






Ieri abbiamo assistito alla discussione in Consiglio Comunale dell’odg proposto dal Movimento 5 stelle sullo zoo, ove si metteva in discussione il progetto secondo il regolamento d’igiene del nostro Comune. Un odg invotabile, sia per la forma, sia per il contenuto; e questo anche da chi è contro lo zoo. Però, c’è parso doveroso esserci, vista la nostra presenza nella battaglia contro lo zoo.
Le dichiarazioni deliranti del consigliere Baldini (PDL) a favore dello zoo sono state a tratti illuminanti. In primis “non si dovrebbe chiamare zoo perché gli animali non sono in gabbia” e qui o il consigliere non ha mai visto il progetto, o forse ritiene che una gabbia grande, non sia una gabbia. Secondo, ed è la parte che ci interessa maggiormente: il consigliere ha dichiarato che “gli animali messi nello zoo sono nati in cattività, che sono animali soccorsi e che non sono mai stati in libertà”. Bene consigliere Baldini, adesso che l’ha dichiarato e messo a verbale di consiglio, DEVE assolutamente rendere pubblico l’atto comprovante che la sua dichiarazione corrisponda al vero. Pubblichi a mezzo stampa o ci invii l’atto con la provenienza degli animali ed anche la durata della permanenza del loro precedente ricovero. Lo chiediamo, perché in Italia non esiste alcun circo che abbia “dismesso” gli animali.
Certo, questa nostra osservazione non sarebbe uscita se il consigliere avesse quel minimo d’intelligenza per capire i “perché” diciamo “NO ALLO ZOO”, che non hanno nulla a che vedere con la provenienza degli animali. Ma il livello in consiglio comunale era così basso su questa discussione (nessuno conosceva le motivazioni etiche, né gli atti né l’iter autorizzativo, né le osservazioni presentate contro, nulla); che ci incuriosisce la semplice prova di una dichiarazione forse fatta “tant pour parlè”….
Attendiamo sua risposta con documentazione consigliere Baldini.

COMUNICATO STAMPA
GABBIE PER ANIMALI E GABBIE PER IL PENSIERO
La vicenda Zoo ha tante sfaccettature, una di queste è davvero grossa. Il prossimo 10 febbraio verranno processati 3 attivisti del gruppo Zoo Bastardi presso il Tribunale di Ravenna per il reato di diffamazione.
Di cosa sono accusati? Avrebbero diffamato Alfa 3000, la società che costruisce lo Zoo e il suo avvocato Cristina Amadori.
I fatti risalgono agli anni 2006 e 2007 durante le varie manifestazioni gli attivisti avrebbero diffuso un volantino che diceva:
“…….A Ravenna c’è anche chi lo Zoo non lo vuole e protesterà contro chiunque collabori alla sua creazione, come l’avvocato Cristina Amadori di Ravenna. La sua collaborazione con Alfa 3000 la rende corresponsabile della sofferenza di centinaia di esseri viventi. ….avvocato Amadori Cristina fa la scelta giusta ……. Se la pensi come noi puoi contattarla e dirle che non vuoi lo Zoo al nr. di tel. …….mail……...”
Questo è il brano incriminato e per il quale l’avvocato di Alfa 3000, Cristina Amadori, chiede, oltre alla condanna per diffamazione anche 50 mila euro a testa di danni.
Ci si domanda perché Alfa 3000 e l’Avvocato Cristina Amadori sono così suscettibili, tanto da non tollerare che sia detta la verità.
Forse gli elementi poco chiari e, contenuti nel ricorso al T.A.R., non pienamente legittimi dell’iter autorizzativo, celano degli aspetti scabrosi che si vuole coprire a tutti i costi fino a colpire 3 ragazzi colpevoli di aver esercitato l’Art. 21 della Costituzione che sancisce il diritto ad esprimere con ogni mezzo il proprio pensiero.
Dato che Alfa 3000 dichiara un capitale sociale di soli 11 mila euro a fronte del faraonico progetto presentato, viene da chiedersi se l’obiettivo della denuncia ai tre attivisti non sia anche quello di rimpinguare le proprie casse.
Chi dovrebbe chiedere i danni sono i cittadini, ad Alfa 3000 e all’Amministrazione Comunale per come è stato devastato il nostro territorio, contro la nostra volontà, e senza rispettare nemmeno un Tribunale Amministrativo Regionale che si deve ancora esprimere in merito.
Le Associazioni firmatarie del presente comunicato sono a sostegno totale degli attivisti imputati.
Saremo presenti al processo e visto che abbiamo riportato e divulgato anche noi il testo del volantino: denunciateci tutti, ma non avrete mai il nostro silenzio!
Ravenna Punto a Capo
Animal Freedom Rimini
Animal Liberation Onlus
Cruelty Free
L’Occhio verde
E’ una storia piccola, ma con lieto fine quella che c’ha visto partecipi.
Alla nostra associazione erano pervenute delle segnalazioni che riguardavano un uomo e i suoi animali. Le segnalazioni erano di un grave stato d’abbandono e di degrado di un uomo, la sua casa, un asino e forse altri animali da cortile; il tutto in provincia di Ravenna. Siamo andati sul posto, con non poco timore perché ci parlavano di una persona con gravi problemi che aveva “lo sparo facile”. Arrivati lì abbiamo girato un po’ di filmato per documentare lo stato del posto (gravissimo) e purtroppo, animali morti sul terreno.
Abbiamo inoltrato tutto con un esposto alla Questura di Ravenna, che solo con la nostra segnalazione è venuta a conoscenza del caso. Vi è stato il loro intervento dove hanno trovato un uomo rimasto solo, non più autosufficiente, una situazione di degrado pesante, animali morti e l’asino. Dell’uomo ora si prenderanno cura, così come dell’asino e hanno inoltrato anche all’ufficio antidegrado del Comune.
Ieri la Questura c’ha avvisato telefonicamente di tutto ciò e ringraziati.
Raccontiamo questa piccola storia perché in molti avevano detto che non avremmo certo cambiato una situazione che perdurava da anni e che in questo Paese non si riesce mai a risolvere nulla. Come vedete, è bastato fare una segnalazione scritta alla Questura, tutti possono farlo.
Col presente comunicato Ravenna Punto a Capo non solo si dissocia, ma condanna il “movimento dei forconi”. Pur approvando l’intenzione di bloccare il trasporto delle merci, sappiamo però per testimonianza diretta che la maggior parte dei camionisti è bloccata sotto le intimidazioni e le minacce di altri camionisti. Alcuni minuti fa c’è stato addirittura l’annuncio di violenze e di un morto, il tutto parrebbe nei confronti di chi non voleva aderire e ad opera degli altri manifestanti, se così si possono chiamare. Vorremmo pertanto chiamarli con quello che sono “fascisti” a “mafiosi” che hanno tagliato le gomme, danneggiato i mezzi e minacciato chi non voleva aderire. Solo i fascisti e i mafiosi usano questi metodi per ottenere la partecipazione. Nessuno li ha delegati in rappresentanza e hanno delegato loro portavoce sulle TV nazionali un riciclato della politica di estrema destra.
Pertanto, pur condividendo la volontà di blocco delle merci e sapendo che sicuramente all’interno qualcuno in buona fede che vi ha aderito c’è, siamo contro questo movimento e invitiamo tutti coloro che come noi hanno malcontento e sono incazzati di smetterla di aderire a movimenti che nascono senza esplicitare l’ideologia politica e gli obbiettivi. Questi movimenti nascono sempre grazie allo svuotamento ideologico creato dalla politica, soprattutto dalla sinistra, e cavalcando il malcontento; sono sempre guidati da “brutta gente” che usa le persone per dubbi scopi.

Ieri abbiamo assistito alla seduta del Consiglio Comunale di Ravenna, che da molto tempo non vedevamo. Eravamo lì per un’interrogazione sullo zoo, che non sposterà una virgola, ma vista la battaglia che stiamo portando avanti avremmo voluto assistervi e magari cogliere le 3 firme alla petizione contro lo zoo dei 3 consiglieri che facevano l’interrogazione. La seduta era pomeridiana (inizio ore 15,30). Ecco, sono le ore 20,00 e dopo aver assistito per ore ad uno spettacolo penoso di non-politica (qualcuno legge il giornale, qualcun altro sta al cellulare, chi interviene con litigi a livelli del bar, chi sta sul computer aperto)arriva il momento dell’interrogazione. Ma, il consigliere Ancarani del PDL (che forse era già in ritardo per l’aperitivo) propone al Presidente del Consiglio di “riaggiornarsi”, cioè di continuare i lavori un’altra volta….
Vergognatevi! Ci sono persone che tutti i giorni si spaccano la schiena al lavoro e voi, per un’ora in più di discussione, comodamente seduti e soprattutto PAGATI DA NOI, che non possiamo quasi mai “riaggiornarci al lavoro”, chiudete e ve ne andate?
Dovreste essere voi consiglieri a pagare noi cittadini per permettervi di stare lì sulla poltrona. Con quale arroganza non terminate il lavoro? Questo Paese è, purtroppo, anche nelle realtà locali una nave che affonda abbandonata da chi la conduce.
Vergognatevi tutti e buona cena (alle 20,00 in punto) consiglieri di Ravenna, tanto il gettone l’avete preso.

Che il nord sia il terreno dove l’ndrangheta investe il suo denaro già si sapeva. Che cemento, calcestruzzo e movimenti terra fossero i campi prediletti, anche questo si sapeva. Ciò che oggi sappiamo di nuovo è che a mettere la firma sulla qualità del cemento usato per lavori negli appalti pubblici eseguiti dall’ndrangheta, fosse un ingegnere residente a Marina di Ravenna, il sign. D’alessio. E’ stato nell’operazione “bellu lavuru” della D.I.A. di Reggio Calabria che si è proceduto anche per il suo arresto. L’inchiesta riguardava la variante dell’A.N.A.S. di Palizzi, ma chissà se il D’alessio ha certificato cemento buono anche per qualche appalto pubblico qui in Romagna, anzi, magari proprio a Ravenna. Visto che ci risiedeva.
Certo, se negli appalti pubblici ci fosse quel minimo di trasparenza previsto dalla legge. Forse non si arriverebbe ad apprendere queste notizie dopo anni di indagine. Purtroppo, quando si chiedono degli atti pubblici riguardante denaro pubblico per lavori pubblici, nella maggior parte dei casi si fatica ad averli. Anche noi, in questo momento abbiamo un diniego con motivazioni illogiche e che parrebbero al di fuori della legalità per alcuni atti che abbiamo richiesto. E, guarda un po’, riguardano proprio una gara d’asta pubblica che ci ha destato sospetto. Sospetti che ci sono, al momento, rimasti perché il Comune di Ravenna c’ha negato l’accesso agli atti.
“Questo c.s. non ha un finale, perché è solo l’inizio”.