sabato 3 aprile 2010

Galletti Abbiosi: sete di giustizia

In un pomeriggio del marzo 2010 abbiamo incontrato Cristina Rizzi, una bella signora che ha con sé una valigetta che contiene letteralmente un secolo di storia di Ravenna. Storia che andrebbe riscritta a giudicare dalla vicenda che segue….
La madre di Cristina, orfana di entrambi i genitori, soggiornò nell’istituto “Galletti Abbiosi” di Ravenna dal 1946 al 1954. Un delle tante, una delle 339 orfanelle che ora parrebbero ereditiere dell'immenso patrimonio di colui che volle l’orfanatrofio nel 1897, vale a dire il Conte Galletti Abbiosi. E’ noto dalla stampa locale e nazionale che nel marzo 2009 è stata intentata una causa per petizione dell’eredità del Conte da parte di una ventina di orfane, mentre sul fronte penale è stato avviato un procedimento per il reato di malversazione di fondi del Giubileo nel corso della ristrutturazione dell'attuale “Ostello Galletti Abbiosi”..
Il Conte, infatti, proprietario di mezza Ravenna stipulò dinnanzi ad un Notaio un Testamento secondo cui al momento della morte di sua moglie Gertrude Lovatelli, tutto il suo patrimonio sarebbe dovuto andare all'educazione delle orfanelle ospitate nell'Istituto e, in caso di chiusura dello stesso, alle ragazze stesse. Patrimonio ricchissimo, successivamente incrementato nel corso degli anni grazie da ulteriori donazioni di altri ricchi signori di Ravenna, parliamo di terreni, ville, poderi, gioielli, case coloniche, quasi un feudo, insomma.
Sempre nel dettagliatissimo Testamento il Conte lasciò l’incarico di amministrare il patrimonio, fino alla chiusura dell’orfanatrofio o alla violazione del Testamento, alle seguenti eminenti Isituzioni della città: Comune, Cassa di Risparmio, Curia e Casa Matha (quest’ultima è un’associazione di personaggi illustri di Ravenna). Ai giorni nostri il tutto è tradotto nelle figure d
el Sindaco, il Presidente della Fondazione della Cassa, la Chiesa e il “massaro” della Casa Matha.
Nel 1975 l’orfanatrofio viene chiuso e poi successivamente restaurato per trasformarlo in Hotel di lusso, parrebbe usando i fondi del Giubileo in maniera quantomeno dubbia. Le orfanelle invece furono buttare per strada senza il denaro che gli spettava e con un passato di stenti e fame subito all'interno dell'orfanotrofio.
Siamo quindi arrivati ai giorni nostri, tralasciando tutte le alterne vicende di un patrimonio che ha attraversato un secolo di storia. Nella valigetta di Cristina ci sono atti di vendita, di cessione, poderi rasi al suolo, terreni venduti e poi ricomprati, prestanomi: una ricca mensa a cui hanno mangiato a quattro palmenti tutti i poteri di Ravenna, non le orfanelle. C’è anche un registro generale delle entrate ed uscite delle orfanelle dall’istituto che parrebbe manomesso, con la copertina verticale e le pagine orizzontali, rattoppate e con parte mancanti, correzioni fatte col pennarello (siamo nel fine '800 , esisteva il pennarello a punta fine?). E su questo documento, altra denuncia, altra indagine in corso. Troviamo, poi, una delibera Regionale (17 maggio 1994) che porta la firma dell’allora Presidente della Giunta Regionale, Pier Luigi Bersani, sulla fusione dell’orfanatrofio Galletti Abbiosi con l’IPAB. Questo in barba all’Art. 10 comma s del Testamento del Conte che assolutamente vietava qualsivoglia fusione . Il perché di una delibera Regionale è forse da ricercare nella natura dell’IPAB (Istituti di pubblica assistenza e beneficen
za): organo di diritto pubblico, soggetto giuridico patrimonializzato o commerciale o sovvenzionato dallo Stato o da altro Ente pubblico.
Questa storia è lunga e complessa, ci dice Cristina, intanto abbiamo davanti i quattro poteri di Ravenna e dall’altra parte le orfanelle, il senso civico, la giustizia. Sono stati fatti appelli a “Chi l’ha visto?” di RAI 3 per ritrovare tutte le orfanelle, perché al momento ne risultano un centinaio e il Tribunale di Ravenna ha rinviato l’udienza a novembre per ritrovarl
e tutte. Ma anche la Masciarelli di RAI 3 è stata invitata a non occuparsi più del caso e lo hanno fatto con i soliti modi democratici…
Ravenna non è quello che vediamo, o conosciamo, Ravenna è una città di cui c’è da ricostruirne l’identità. Mai come in questo momento sembra che la città non sia più dei cittadini, ma di chi l’amministra, forse anche anche in modo improprio. Continueremo a cercare la verità in quelle carte di un secolo di storia. Grazie Cristina, non sei sola.

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