giovedì 28 ottobre 2010

Protocollo "Trasparenza"?

Proprio mentre la nostra associazione sta discutendo la petizione per aver maggior trasparenza negli appalti pubblici presso le circoscrizioni, per poi arrivare in Comune a Ravenna, leggiamo che ieri è stato siglato un "protocollo per la trasparenza negli appalti" a Ravenna. Le proposte del protocollo sono alquanto discutibili e parrebbero non aver nulla a che vedere con la trasparenza. Soprattutto la "valorizzazione dell'offerta economica più vantaggiosa" , proposta di detto protocollo, è stata proprio una delle ragioni alle infiltrazioni negli appalti pubblici di ditte spuntate come funghi e con prezzi insostenibili dalle ditte locali.
Se non vi è intenzione nelle istituzioni locali di ascoltare la nostra voce e quella dei firmatari della petizione, potrebbero almeno ascoltare quella del Procuratore Nazionale Antimafia Grasso, che già nel 2009 chiedeva le stesse regole della nostra petizione.

venerdì 22 ottobre 2010

Cittadini a giudizio e querele intimidatorie

Il giorno 15 ottobre 2010 la rappresentate legale di Ravenna Punto a Capo, Samantha Comizzoli, ha ricevuto notifica del Tribunale di Ravenna per l’udienza che la vede imputata in una denuncia presentata dal Gruppo Villa Maria, nella persona del Rag. Ettore Sansavini, per diffamazione. Tale notifica ci riporta al dicembre 2009 quando, in seguito ad un servizio televisivo della trasmissione Report di RAI 3, le due associazioni richiedevano con fondati motivi il certificato antimafia del GVM, necessario per la convenzione con la Regione Emilia Romagna. Di risposta il Rag. Sansavini denunciò l’associazione per diffamazione. Il Pubblico Ministero Dr. Stargiotti aveva già richiesto l’archiviazione, ma il Rag. Sansavini ha presentato opposizione e ci porta alla sbarra degli imputati.
Le due associazioni hanno lavorato tutto l’anno su questo caso, raccogliendo materiale e presentando, in base a ciò, un esposto che ha fatto partire due filoni di indagini. Non possiamo, pertanto, al momento, aggiungere altro in merito a questa vicenda.
Siamo fieri di essere stati denunciati per aver richiesto un certificato antimafia, la notifica ha prodotto purtroppo un notevole stress alla nostra rappresentante legale che, il giorno successivo alla notifica, ha contratto dapprima una forma erpetica (Fuoco di Sant’Antonio) agli organi interni e alla gola, poi purtroppo sfociato in paresi facciale alla parte sx del viso. Per detto motivo, la nostra associazione, qualora la denuncia per diffamazione come crediamo verrà archiviata, chiederà i danni al Gruppo Villa Maria.
Molte associazioni e cittadini intendono sostenere Samantha Comizzoli in questa vicenda e ne avranno modo il giorno 17 dicembre 2010 davanti al Tribunale di Ravenna con una manifestazione di solidarietà e per chiedere che venga imposto per legge “un risarcimento danni” qualora le querele risultino infondate. L'uso strumentale ed intimidatorio della querela da parte dei potenti colpisce, per tentare di metterli a tacere, le associazioni, i cittadini attivi, i giornalisti e gli editori, che sono costretti a difendersi in tribunale perdendo denaro e tranquillità. Questa battaglia partita con la volontà di far luce sulle convenzioni con le cliniche private, alle quali ci opponiamo fintanto che vengono mantenute con soldi pubblici tolti alla sanità pubblica, è ora strettamente connessa ad una parimenti importante battaglia per i diritti dei cittadini, la trasparenza e il diritto di”sapere” che fine fanno i nostri soldi soprattutto in un campo che ci tocca sulla pelle, la sanità.
Nonostante le condizioni di salute Samantha Comizzoli rimane fra i possibili candidati a Sindaco di Ravenna Punto a Capo, che verrà scelto la prossima settimana.
Il 17 dicembre prima dell’udienza ci sarà un urlo forte delle piazze, non ci facciamo imbavagliare, non molleremo mai.

Ravenna Punto a Capo
L’Occhio Verde

venerdì 15 ottobre 2010

L’ARTE sul CIRCO


Circa un anno fa la nostra associazione si era occupata della cartellonistica del Circo Miranda Orfei notando che i cartelli erano affissi sui pali della luce. Oltre al comunicato stampa avevamo segnalato il tutto alla Polizia Municipale e al Difensore Civico di Ravenna. Passarono 15 gg e Mirando Orfei se ne andò col suo Circo e con i suoi tristi animali, le risposte dagli enti interpellati arrivarono successivamente, e poco dopo anche il Difensore Civico di Ravenna se ne andò. Tutto si concluse con un nulla di fatto. Oggi vediamo, di nuovo, cartellonistica circense affissa ai pali della luce (forse tra un po’ li metteranno anche nelle rotonde come la loro collega Miranda). Questa volta si tratta del Circo Medrano. Ora, riscriveremo nuovamente alla Polizia Municipale segnalando che secondo la legge parrebbe che i manifesti possono essere affissi solo negli spazi di affissione e documentando con foto come l’altra volta, ma nel frattempo riteniamo la composizione artistica che sta girando su facebook sicuramente più efficace dell’iter che avevamo intrapreso noi. Non conoscendo l’artista che l’ha composta ci auguriamo che il suo messaggio arrivi forte e chiaro su cos’è il Circo che sfrutta gli animali e che tipo di educazione dà ai nostri figli. Ricordando sempre che questa forma itinerante di “non spettacolo” gode pure di finanziamenti pubblici.

Ravenna Punto a Capo

sabato 9 ottobre 2010

Amianto nell'acqua potabile, la risposta di Hera

In rif. alla richiesta fatta da un membro di Ravenna Punto a Capo, sulla possibile presenza di tubature dell’acqua in amianto, restiamo scioccati dalla risposta data da Hera Comm s.r.l..Nella lettera di Hera leggiamo :
“Negli anni tra il 1950 e il 1980 il fibrocemento, cioè il cemento “armato” con fibre generalmente a base di amianto, grazie alle buone caratteristiche fisico-meccaniche e di resistenza alla corrosione chimica, alla facilità di posa e al
prezzo contenuto, ha riscontrato un notevole successo di mercato.
Per molti anni, anche per via dell’assenza di altri materiali competitivi per
qualità e costo, sono state quindi diffusamente realizzate reti idriche in
fibrocemento. In Italia, la Legge 27/03/1992 n° 257 ha posto il divieto di produrre e
commercializzare i prodotti in cemento-amianto, non vietando cioè l’utilizzo
delle condotte già in esercizio. Le condotte posate, con la progressiva sostituzione per rotture accidentali, verranno eliminate nel tempo”.
Questa prima parte della risposta merita già un commento sull’interpretazione della legge, poiché nell’Art 1 comma 2 vi è allegata la tabella ove vengono citate le diverse tipologie d’amianto da bonificare, fra queste si legge “b) tubi, canalizzazioni e contenitori per il trasporto e lo stoccaggio di fluidi, ad uso civile e industriale (due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge)”. Le condutture dell’acqua non parrebbero tubi per il trasporto di fluidi?
La lettera di risposta continua con “L’estrema pericolosità per la salute umana deriva dalle polveri di amianto (asbestosi) e dalle fibre (mesotelioma), quando assorbite per via inalatoria. Numerosi studi e controlli eseguiti, mostrano un differente comportamento dell’
amianto in ambiente umido, come nel caso di una condotta idrica.
E’ stato constatato un miglioramento delle caratteristiche di resistenza che
porta a considerare inesistente il rischio reale di cessione di fibre di
amianto all’acqua trasportata, specialmente quando (come nel caso di Ravenna)
si forma uno strato protettivo di carbonato di calcio sulla superficie interna
delle tubazioni”.
Il danno provocato dall’amianto per via respiratoria è stato provato con sentenza, ma per quanto riguarda i danni per ingestione non vi sono né sentenze né dati certi, ma sicuramente i dati che ci sono non sono rassicuranti, anche se non essendoci valori di riferimento mondiali a causa della scarsa sperimentazione, vorremmo intanto considerare ciò che accadde a Bologna nel 1998. La ASL e ARPA di Bologna, infatti, misero in atto un campionamento delle fibre di amianto dal 1998 al 2005 nell'acquedotto locale, che raggiungeva circa 400.000 abitanti. Il 5.8% dei campioni era positivo e in alcune zone le concentrazioni di asbesto hanno permesso di individuare delle tubazioni del centro storico sede di rotture e di rilascio di fibre. Inizialmente le lesioni sono state riparate, poi, per il persistere di asbesto nell'acqua, è stata ridotta la pressione nelle condutture. I limiti di questi studi sono la mancanza di standard internazionali e la variabilità nei dosaggi, ma stanno ad indicare che qualche problema c'è.
Ma è nella parte finale della risposta di Hera che vediamo il “buco nero”: “HERA Ravenna ha inoltre adottato una procedura interna che in caso di rottura
di condotta in fibrocemento prevede accorgimenti tali da impedire dispersione
di materiale, sia all’interno della condotta stessa, che nell’ambiente”. E cioè? Quale sarebbe questa procedura interna che ci mette al sicuro?
Premettendo che Hera in questa risposta ha tralasciato due particolari importanti:
- “l’allacciamento dei tubi” alla conduttura principale (in amianto), che parrebbe avvenire mediante trivellino che fora il tubo portante con allacciamento del tubo piccolo a modi polipo, ma senza l’asportazione dei residui forati che scorrerebbero via nella conduttura principale.
- “la bava degli alberi”, poiché le nostre tubature perdono (ahimè) qualche gocciolina d’acqua, gli alberi fanno dalle radici delle bave che si avvicinano alla fonte d’acqua sempre di più diventando radici cospicue e rompendo il tubo nella zona di fuoriuscita.
Ridurre tutte le rotture dei tubi alla sola aggressività dell’acqua parrebbe riduttivo e superficiale davanti a una problematica come quella dell’amianto, tenendo anche conto che per la bonifica dell’amianto per enti o imprese esistono finanziamenti statali secondo sempre la legge del 27 marzo 1992 n. 257. Chiediamo, quindi, ad Hera una maggiore professionalità su questa problematica e al nostro Comune maggior informazione ai cittadini in primis e di avvalersi dei finanziamenti per l’immediata sostituzione delle tubature in amianto esistenti sul territorio ravennate e confermatane la presenza in questa risposta di Hera Comm s.r.l..
Difendiamo la nostra acqua!



Ravenna Punto a Capo

Manifestazione per la scuola pubblica

Eravamo alla manifestazione per la scuola pubblica e per la ricerca dell'8 ottobre a Ravenna così come in tutta Italia.
Ricordando a Berlusconi che i capelli ce li ha grazie alla ricerca.


martedì 5 ottobre 2010

Trasparenza sullo zoo

Non vi è alcuna intenzionalità di polemica in questa nostra richiesta, ma solo una legittima istanza di trasparenza, atta a capire chi costruisce sul nostro territorio. Quando la settimana scorsa abbiamo girato un video sul cantiere dello zoo a Ravenna abbiamo letto dal cartello affisso all’ingresso del cantiere che l’Ing. Elio Schiavone parrebbe avere tre incarichi: impresa esecutrice dei lavori, responsabile dei lavori e coordinatore dei lavori. Sembrandoci il fatto un po' atipico e non conoscendo l’impresa dell’Ingegnere, che è a Fasano in Puglia, abbiamo ricercato su internet un po’ di informazioni. Purtroppo nel sito www.ingschiavone.it cliccando sul “curriculum vitae” e su “lavori svolti” appaiono due pagine vuote pertanto non vi è alcuna informazione. Essendo il progetto zoo di quattrocentomila metri quadri, lungamente discusso e contestato e che sarà di nuovo oggetto di discussione al TAR dell’Emilia Romagna, sarebbe cosa gradita avere quella minima trasparenza verso i cittadini così da dissipare ogni dubbio o domanda. Già continuiamo a domandarci se l’azienda realizzatrice dello zoo, Alfa 3000, che dichiara come capitale sociale 11 mila euro, non sia un po’ troppo ambiziosa nel voler realizzare un progetto di tali dimensioni, in più non sappiamo neppure chi sia a svolgere i lavori. Forse la scappatoia del centro commerciale “Eurolandia”, che inginocchierà gli artigiani del forese, risolverà tutti i possibili problemi finanziari. Tanto per alcuni la vita di un animale non vale nulla... Così mentre una piccola associazione come la nostra pubblica online curricula e bilancio, i cittadini non possono neppure sapere chi e con quali capitali costruirà su di un terreno comunale un'opera di così grandi dimensioni e con un impatto così rilevante sulla propria vita.

Ravenna Punto a Capo

domenica 3 ottobre 2010

Zoo a Ravenna?

Siamo andati a vedere come procedono i lavori per la costruzione dello zoo a Ravenna nonostante il ricorso presentato al TAR

venerdì 1 ottobre 2010

Petizione contro la mafia

Oggi, 1 ottobre 2010, la nostra associazione ha consegnato, presso gli uffici URP, la petizione popolare per aver maggior trasparenza negli appalti pubblici a Ravenna.
La petizione è stata firmata da 614 ravennati e nel foglio n. 13 si trovano anche le firme di Massimo Ciancimino e Sandro Ruotolo, ovviamente non valide per il Comune di Ravenna, ma pur sempre valide per il sostegno morale.
Ravenna non è esente dalle mafie negli appalti pubblici e questo non siamo noi di Ravenna PAC a dirlo, ma indagini,sentenze e il rapporto della DIA. Il cemento e i movimenti terra avanzano, continuando a costruire in un mercato già saturo di appartamenti invenduti.
Questa petizione non terrà lontana la mafia, ma la maggior trasparenza è d'obbligo.
La petizione è strutturata in 4 richieste:
- Stipula di un regolamento che vieti l'assegnazione di appalti da parte del Comune e degli Enti ad esso collegati a ditte sottoposte ad accertamenti/indagini della magistratura o i cui amministratori e soci siano stati condannati, anche solo in primo grado, per reati non colposi.
- Pubblicazione on line sul sito del Comune dei nomi e delle relative visure camerali delle imprese che si aggiudicano appalti e sub appalti pubblici commissionati dal Comune o da Enti ad esso collegati.
- Per le opere sia di iniziativa pubblica che privata oltre ad un certo ammontare (esempio 1 milione di euro) si preveda un unico conto corrente bancario da cui l'appaltante esegua tutti i movimenti di denaro relativi all'opera.
- Aggiudicazione degli appalti attraverso l'introduzione di un sistema di gare d'appalto trasmesse on line per importi fino a 100.000 euro.

Ciò premesso intendiamo rimarcare che nell'introduzione della petizione vi è la precisa richiesta (e firmata dai 614 cittadini) di discutere la petizione in Consiglio Comunale e che venga VOTATA in sede di discussione. Questo perchè non vi siano situazioni lacunose o lasciate in sospeso per un mezzo di democrazia diretta basilare come la petizione.
Con questa petizione i cittadini alzano la loro voce sulla mafia.