sabato 9 ottobre 2010

Amianto nell'acqua potabile, la risposta di Hera

In rif. alla richiesta fatta da un membro di Ravenna Punto a Capo, sulla possibile presenza di tubature dell’acqua in amianto, restiamo scioccati dalla risposta data da Hera Comm s.r.l..Nella lettera di Hera leggiamo :
“Negli anni tra il 1950 e il 1980 il fibrocemento, cioè il cemento “armato” con fibre generalmente a base di amianto, grazie alle buone caratteristiche fisico-meccaniche e di resistenza alla corrosione chimica, alla facilità di posa e al
prezzo contenuto, ha riscontrato un notevole successo di mercato.
Per molti anni, anche per via dell’assenza di altri materiali competitivi per
qualità e costo, sono state quindi diffusamente realizzate reti idriche in
fibrocemento. In Italia, la Legge 27/03/1992 n° 257 ha posto il divieto di produrre e
commercializzare i prodotti in cemento-amianto, non vietando cioè l’utilizzo
delle condotte già in esercizio. Le condotte posate, con la progressiva sostituzione per rotture accidentali, verranno eliminate nel tempo”.
Questa prima parte della risposta merita già un commento sull’interpretazione della legge, poiché nell’Art 1 comma 2 vi è allegata la tabella ove vengono citate le diverse tipologie d’amianto da bonificare, fra queste si legge “b) tubi, canalizzazioni e contenitori per il trasporto e lo stoccaggio di fluidi, ad uso civile e industriale (due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge)”. Le condutture dell’acqua non parrebbero tubi per il trasporto di fluidi?
La lettera di risposta continua con “L’estrema pericolosità per la salute umana deriva dalle polveri di amianto (asbestosi) e dalle fibre (mesotelioma), quando assorbite per via inalatoria. Numerosi studi e controlli eseguiti, mostrano un differente comportamento dell’
amianto in ambiente umido, come nel caso di una condotta idrica.
E’ stato constatato un miglioramento delle caratteristiche di resistenza che
porta a considerare inesistente il rischio reale di cessione di fibre di
amianto all’acqua trasportata, specialmente quando (come nel caso di Ravenna)
si forma uno strato protettivo di carbonato di calcio sulla superficie interna
delle tubazioni”.
Il danno provocato dall’amianto per via respiratoria è stato provato con sentenza, ma per quanto riguarda i danni per ingestione non vi sono né sentenze né dati certi, ma sicuramente i dati che ci sono non sono rassicuranti, anche se non essendoci valori di riferimento mondiali a causa della scarsa sperimentazione, vorremmo intanto considerare ciò che accadde a Bologna nel 1998. La ASL e ARPA di Bologna, infatti, misero in atto un campionamento delle fibre di amianto dal 1998 al 2005 nell'acquedotto locale, che raggiungeva circa 400.000 abitanti. Il 5.8% dei campioni era positivo e in alcune zone le concentrazioni di asbesto hanno permesso di individuare delle tubazioni del centro storico sede di rotture e di rilascio di fibre. Inizialmente le lesioni sono state riparate, poi, per il persistere di asbesto nell'acqua, è stata ridotta la pressione nelle condutture. I limiti di questi studi sono la mancanza di standard internazionali e la variabilità nei dosaggi, ma stanno ad indicare che qualche problema c'è.
Ma è nella parte finale della risposta di Hera che vediamo il “buco nero”: “HERA Ravenna ha inoltre adottato una procedura interna che in caso di rottura
di condotta in fibrocemento prevede accorgimenti tali da impedire dispersione
di materiale, sia all’interno della condotta stessa, che nell’ambiente”. E cioè? Quale sarebbe questa procedura interna che ci mette al sicuro?
Premettendo che Hera in questa risposta ha tralasciato due particolari importanti:
- “l’allacciamento dei tubi” alla conduttura principale (in amianto), che parrebbe avvenire mediante trivellino che fora il tubo portante con allacciamento del tubo piccolo a modi polipo, ma senza l’asportazione dei residui forati che scorrerebbero via nella conduttura principale.
- “la bava degli alberi”, poiché le nostre tubature perdono (ahimè) qualche gocciolina d’acqua, gli alberi fanno dalle radici delle bave che si avvicinano alla fonte d’acqua sempre di più diventando radici cospicue e rompendo il tubo nella zona di fuoriuscita.
Ridurre tutte le rotture dei tubi alla sola aggressività dell’acqua parrebbe riduttivo e superficiale davanti a una problematica come quella dell’amianto, tenendo anche conto che per la bonifica dell’amianto per enti o imprese esistono finanziamenti statali secondo sempre la legge del 27 marzo 1992 n. 257. Chiediamo, quindi, ad Hera una maggiore professionalità su questa problematica e al nostro Comune maggior informazione ai cittadini in primis e di avvalersi dei finanziamenti per l’immediata sostituzione delle tubature in amianto esistenti sul territorio ravennate e confermatane la presenza in questa risposta di Hera Comm s.r.l..
Difendiamo la nostra acqua!



Ravenna Punto a Capo

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