sabato 18 dicembre 2010

PER NON DIMENTICARE QUEL CHE HERA


Che il Natale non faccia dimenticare, che sia spunto per riflettere e a fine anno fare anche un bilancio, per lo meno morale. Noi questa riflessione a modi gambero, l’abbiamo fatta qualche giorno fa, quando una donna ha perso la vita in casa sua per esalazioni di monossido di carbonio, per la povertà, perché Hera gli aveva chiuso il contatore del gas. Abbiamo assistito al gioco delle colpe, aspettando che qualcuno riportasse in auge ciò che era accaduto il 21 settembre del 2009, ma non c’è parso che alcuno l’abbia fatto. In quella data i Comuni di Ferrara, Ravenna, Faenza e Imola hanno ceduto le reti pubbliche del gas ad Hera. Un bene pubblico, quindi, che senza alcuna asta o gara, veniva gentilmente dato ad un’azienda privata. Il 21 settembre in tutti e 4 i comuni, per caso? No, la spiegazione è complessa, ma nulla è per caso. Ce la scrive Antonio di Imola, amante del mondo dell’azionariato: “Dalla fine degli anni ‘90 su quasi tutte le multi utility italiane presenti in borsa pendeva una spada di Damocle, ovvero una sanzione definita “moratoria fiscale” che doveva essere applicata per sanzionare illegittimi aiuti di stato. Le cifre erano piuttosto ingenti dai 29 milioni di euro per hera ai 244 milioni per A2A, tali sanzioni avrebbero impattato fortemente sui bilanci, dividendi, utili e sulla quotazione dei titoli in questione. Intorno al 15 settembre le voci sull’applicabilità della moratoria fiscale a danno delle multi utility si fecero insistenti e ci fu una prima notizia dal radiocor sole 24 ore alle 13,30 del 18 settembre e quindi nell’ambiente finanziario tale dato venne dato per certo. La reazione sui mercati, già in atto da qualche giorno guardando i grafici dei titoli, sarebbe stata certamente negativa. Ma appunto, era in ballo la cessione delle reti dei Comuni. Così il titolo resse fino al 21 settembre, data delle cessioni, poi crollò del 15% stabilizzandosi intorno agli 1,50-1,55.
Il sindaco di Imola ha pubblicamente dichiarato che la tempistica dell’operazione è stata decisa insieme ad Hera e che il Comune era a conoscenza della moratoria fiscale che avrebbe sanzionato Hera e altre multiutility italiane. E allora perché accettare quella cifra e quella data?
Il punto è che se il crollo delle quotazioni era ampiamente prevedibile per quelle che erano le conoscenze delle parti in questione, siamo di fronte ad errori grossolani che numeri alla mano hanno penalizzato le istituzioni e favorito Hera.”

Quindi, grazie a questa mossa, oggi si intravedono le probabili conseguenze di un bene pubblico che è stato ceduto ad un’azienda privata, Hera (che quale azienda privata bada solo ai suoi interessi). Aspettiamo sì che le autorità competenti si pronuncino per eventuali responsabili, ma intanto in cuor nostro saremo liberi di giudicare pensando a questa donna morta a Ravenna.

Ravenna Punto a Capo

2 commenti:

  1. Ciao! Ho letto l'articolo e vorrei capire il pezzo che parla della signora deceduta: dall'articolo sembra che sia morta perché era le ha chiuso i contatori, ma forse non ho capito e per questo chiedo spiegazioni...nel senso che: se non aveva pagato le bollette nonostante i richiami Hera che altro avrebbe dovuto fare? No, scusate davvero non ho capito, non p per polemica. Claudia : )

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  2. Si, forse no hai letto il resto dell'articolo, e cioè che la signora viveva nelle case popolari e che le reti del gas sono state cedute dal nostro Comune ad Hera. Quindi: dov'era il Comune? Dov'erano gli assistenti sociali? E' possibile che nelle case pagate da noi si lasci morire una persona con due figli?
    Tutto ciò è la prima conseguenza dell'aver ceduto le reti del gas pubbliche ad un'azienda privata?
    Perchè per Sakineh si imbraccia la battaglia e per questa donna no? Ha un valore diverso la vita di questa donna e quella di Sakineh vale di più?
    Forse, perchè appendere il manifesto di Sakineh non costa nulla?

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