venerdì 21 gennaio 2011

L’ipocrisia della casta anche sul sigarone


Visto che da giorni si sta discutendo del magazzino ex Sir, cosiddetto “sigarone” presso la Darsena di Ravenna, esprimiamo il nostro dissenso a voler salvare il capannone. Non possiamo, infatti, chiamarla “opera” poichè non lo è. La costruzione non è del Nervi, ma è una costruzione di Alcea, presa dal modello del Nervi che è nelle Marche. Tutto questa grande battaglia per salvare l’opera del Nervi, quindi, è una farsa. E lo è non solo perché non è del Nervi, ma perché a prima vista (e anche in seconda vista) il capannone è bello proporzionalmente a ciò che lo circonda, cioè pari a sing-sing. Un pollaio nel quale non vorremmo mai esser rinchiusi. E’ l’emblema dell’architettura/cementificazione avvenuta negli anni scorsi a Ravenna, che l’ha invasa con strutture orribili. Crediamo, che molti cittadini, guardandolo si siano detti “ma è bello questo coso qui?”. Fidatevi dei vostri occhi, che riconoscono il bello, e ciò che è brutto. Proprio perché questa costruzione incarna una cattiva amministrazione del territorio e costruzioni orrende, fatte anche con soldi pubblici, per noi sarebbe da radere al suolo. Abbiamo avuto davanti agli occhi per troppi anni una brutta edilizia, ce la volete togliere e lasciar spazio a spazi liberi, per favore?

Chi ha abbracciato questa battaglia, dov’era, mesi fa, quando portammo all’attenzione della stampa il degrado (oramai imminente crollo) di Villa Ginanni Fantuzzi a S.Stefano (Ravenna), che quella sì è opera da salvare (appartenente al Morigia) e bella a qualsiasi vista?

L’ipocrisia della casta continua e si rivela anche attraverso “nuovi movimenti”.

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