domenica 30 giugno 2013

Volare come gli aquiloni

Lo sapete che in Palestina i bambini fanno volare gli aquiloni per dimostrare che sono ancora liberi?
Ieri a Burin, Stato di Palestina, c'era un festival degli aquiloni.
Siamo stati invitati, quindi prendiamo un taxi e ci avviamo dopo aver passato la mattinata a respirare gas lacrimogeni alla manifestazione di Kuffr Qaddum.
Putroppo, arrivati sulla diramazione per Burin, i soldati israeliani ci fermano e ci dicono che non ci fanno proseguire perchè a Burin c'è gente pericolosa che tira la pietre..... Ci dicono che potremo passare fra due ore?!?
Torniamo sulla strada principale con il taxi e pensiamo che nella vita, c'è sempre un'altra via per la libertà. Infatti, un'altra via c'era.
Ed eccoci al festival di Burin, pieno di bambini che fanno volare i loro aquiloni.
E' bellissimo.
C'è felicità e tranquillità laddove i soldati dicevano che gente pericolosa tira le pietre.
Quegli stessi soldati che qualche ora prima ci sparavano adosso. E' vero, è la realtà raccontata al contrario, come hanno sempre fatto nella storia.
Ma far volare gli aquiloni, effettivamente, dona libertà.
Quella libertà che quei soldati non conosceranno mai.


 

giovedì 27 giugno 2013



giovedì 27 giugno 2013
NABLUS, UNA NOTTE ALL'INFERNO
La città di Nablus è nella zona "A" (denominazione data da Israele), 
pertanto zona sotto il controllo palestinese. Sono le 2,30 del 26 
giugno, notte. I soldati fanno irruzione in una casa e ne devastano
 l'interno. Gli abitanti di Nablus vanno in soccorso. Iniziano 
appiccando un fuoco nelle vicinanze, così da rendergli più 
difficile l'azione grazie al fumo. Sparano due fuochi 
d'artificio (questo è quello che hanno) e subito, 
l'esercito risponde.
Inizia una notte di pura violenza a Nablus.
 Non possiamo dare supporto ai palestinesi scendendo 
in strada con loro.
Quattro ore di gas lacrimogeni, sound bomb e altro.
 Inizio a fare le riprese video da subito, ma i gas
 arrivano a riempire l'aria, rendendola irrespirabile.
 Proseguo dall'interno della casa, anche perchè arriva
 un gas lacrimogeno sul tetto vicino. C'era una persona lì che guardava,
 perde la lucidità, per sfuggire salta dal tetto e rimane appeso
 con i piedi sul cornicione per alcuni minuti.
Per strada la Resistenza dei palestinesi continua 
e la forza cresce (assieme all'emozione) quando
 le Moschee di Nablus si accendono e iniziano a 
turno il richiamo alla preghiera. Gli spari continuano.
Talvolta pare sia il momento del ritiro, invece,
 tornano solo alla base con una delle due jeep
 per fare rifornimento di gas/munizioni.
Fino a quando tornano con molte jeep, entrano a 
Nablus. Siamo nel centro storico. Avanzano e 
iniziano ad arrestare persone che in mano non 
avevano nemmeno i sassi, solo la loro voce.
Inizia ad albeggiare, ma il sole non si vede
 perchè il cielo ha una nuvola di gas che copre 
tutto. Oggi non c'è nell'aria il profumo dei gelsomini. 
C'è l'odore dei gas, dell'orrore, del genocidio, del mostro.
Non conosco al momento il numero degli arrestati e dei feriti.
Fermate il killer israele, ora.


mercoledì 26 giugno 2013

Samantha Comizzoli
Jordain Valley.... Due giorni nella valle del Giordano. Abbiamo imbiancato i muri di un centro d'accoglienza. In mezzo al nulla un anziano internazionale e il sindaco di Al Aqaba resistono. Al Aqaba è costituita da una moschea, la sede del Comune, una scuola e una casa. Poi, ci sono i beduini dislocati qua e la fra le dune. Tutta questa zona ha già ricevuto l'ordine di demolizione, ma anche qui resistono. Ed ecco, che restaurare il centro d'accoglienza diventa importante, diventa "io resto qui e difendo la Terra". Due giorni senz'acqua, con caldo torrido, completamente isolati. E' stato un piacere aver dato una mano anche per questo centro. 



martedì 25 giugno 2013

Dal sito palestinarossa.it l'articolo di Samantha Comizzoli

Da circa un mese mi trovo qui in Palestina con l'ISM, come attivista volontaria per i diritti umani. Conoscevo la storia e la realtà della Palestina, quella vera, e quella stravolta dai sionisti; ma fino a quando non vedi con gli occhi, è inimmaginabile.
Tutti i venerdì a Kuffr Qaddum c'è la manifestazione, da due anni. La mia prima manifestazione è stata lì, è lì che ho guardato il mostro negli occhi. Manifestare, per israele, è illegale. Ma, eccoci qui: tutto il villaggio, vecchi, bambini (molti bambini) e gli internazionali. Si manifesta per far riaprire la strada d'accesso al paese che è stata chiusa (illegalmente) per costruire (illegalmente) un insediamento israeliano. Si cammina in gruppo verso quella strada con i cartelli dei bambini "wanted for justice", sono in testa al corteo. Non ancora giunti all'altezza della chiusura nella strada, arrivano gli spari. Sparano sui bambini, sui vecchi, su tutto il gruppo di spalle che scappa.
Sono gas lacrimogeni con la propulsione aumentata da pallottole. Possono uccidere. Sparano sound bomb (una bomba sonora che danneggia i timpani provocando vertigini e disorientamento), sparano rubber coated steel bullet (palline della grandezza delle nocciole, di ferro rivestite da una sottile sfoglia di gomma). Due settimane fa, durante la manifestazione i soldati arrestano, anzi, rapiscono un bambino di 10 anni. Gli danno qualche calcio, gli tengono la testa schiacciata su una roccia con il ginocchio, e gli sparano davanti alla faccia un gas lacrimogeno. Poi, lo lasciano andare. La scorsa settimana è stata la volta di un telereporter. Mentre avanzano, lo prendono, lo picchiano, gli spaccano l'attrezzatura sulla strada e lo arrestano. Hanno anche fatto un volantino con le foto di quattro bambini con scritto "siamo l'esercito, vi stiamo cercando e vi prenderemo".
Negli altri villaggi, ulivi bruciati, case devastate, palestinesi e internazionali attaccati quasi quotidianamente da esercito e coloni, strade chiuse, terreni confiscati, ordini di demolizione.
Questo è il mostro che qui si guarda negli occhi. Kuffr Qaddum il venerdì, ai miei occhi, è l'inferno.
Eppure, quel bambino terrorizzato i venerdì successivi è alle manifestazioni. Eppure, le donne nel villaggio di Asira continuano a incontrarsi nel centro fondato da Hakima nel paese, nonostante arrivi l'esercito e spari i gas. Eppure, i palestinesi continuano a piantare e curare gli ulivi. Eppure sulle porte delle sedi comunali c'è scritto "State of Palestine".
La Palestina, con il suo profumo di gelsomino, con la voce delle Moschee, con i suoi sorrisi, con la sua ospitalità e tutta la sua forza continua a Resistere.
Non si scoraggiano davanti alle piantagioni rubate, non desistono davanti al MURO. Quel muro che è devastante per i diritti umani e che gli altri Stati appoggiano.
Ovunque io vada, con chiunque parli, la richiesta è sempre la stessa:"parlate con i governi dei vostri Paesi e chiedetegli che fermino subito l'occupazione". I palestinesi, sanno benissimo che i nostri Paesi hanno contribuito alla costruzione del MURO, che incrementano i rapporti commerciali con israele. Ma, visto che ricevono aiuti in denaro da USA, Italia, Francia, per le case ed attrezzature scolastiche; forse ci stanno dicendo che non hanno bisogno di carità, ma che l'unica azione necessaria è la fine dell'occupazione della Palestina.
Samantha Comizzoli

lunedì 24 giugno 2013

Awarta: confiscata tutta la valle



Un insediamento illegale di poche case sulla collina nel 2002. Hanno iniziato così, i coloni, ad occupare Awarta. Una valle  in Palestina che vive di agricoltura. Olive, ovviamente.
Quegli alberi di olive stanno bruciando e quelli che non bruciano, spariranno presto. Tutta la valle è stata confiscata. Nessuno può sostare, se passi in auto non puoi fermarti.
Girando le immagini video in auto, abbiamo incontrato per 3 volte i daini. Bellissimi. Correvano liberi, non sanno che presto non avranno più terra per correre, che non saranno più liberi.
I palestinesi, invece, lo sanno. Non possono più raccogliere le olive, non possono più portare gli animali al pascolo, non possono più passare per l'intera valle.Non possiamo fermarci per filmare la zona, dobbiamo sfrecciare in auto, sennò esercito o coloni potrebbero arrivare ed attaccarci.
Guardando sulla mappa, vi è un primo muro che circonda l'attuale insediamento fatto con barriere elettriche; poi c'è quella zona rossa che è, appunto, la terra che viene confiscata ora. Al termine di quella zona rossa, vi sarà un altro muro.
Sparirà tutto quello che vedete nel video. Questo fa Israele (illegalmente) alla Palestina.

Samantha Comizzoli




TURA: VIETATO PASSEGGIARE

Tura, Stato di Palestina. Eravamo stati invitati nel villaggio di Tura, dove il muro della vergogna separa le piantagioni di tabacco dai suoi proprietari: i palestinesi.
Stavamo passeggiando assieme a molti bambini e facendo delle foto con loro, quando sono arrivati i soldati. Esibendo le armi in modo cinematografico, hanno fermato la nostra passeggiata.
C'hanno detto che non potevamo stare lì, "lì" significa in Palestina. Chiedendo motivazione hanno risposto che era zona militare....."Strano", abbiamo ribattuto, "vediamo coltivazione di cibo, è forse cibo militare? Oh, no, non è cibo, è tabacco... forse è tabacco militare..."
GO BACK! E' stata l'unica cosa che hanno risposto....
Tutto il gruppetto è tornato indietro, su quella strada in mezzo alla campagna palestinese. Quel muro che i militari presidiano non è legale, non è nemmeno nella green line, non è per difesa, ha diviso un villaggio in due, ha chiuso le persone in una prigione a cielo aperto e come in tutte le prigioni, nemmeno in cella sono liberi.Stanno occupando una Terra con le armi.
Il muro è un crimine che gli altri Stati appoggiano. Chiedetevi il perchè.


venerdì 21 giugno 2013

LA RESISTENZA DELLE DONNE PALESTINESI

Si incontrano mille difficoltà per aprire un centro culturale in Italia: costi, permessi, luogo, idee, etc. etc. Beh, pensate cosa possa essere volerlo fare in una Terra occupata, in Palestina e da Donne.
Akima è una donna estremamente forte, resistente, caparbia. Nel villaggio di Asira, proprio nel centro del paese, ci sono  i resti di un'antica costruzione. Alcuni anni fa Hakima inizia ad organizzare un centro per le Donne del villaggio. Stiamo parlando di Donne che vivono nella cultura islamica e nella realtà dell'occupazione. Vivono quasi giornalmente gli attacchi dei coloni e dell'esercito in un villaggio che non ha nemmeno l'acqua.
Chi deve consegnare le chiavi delle rovine ad Hakima si fa attendere. "Ogni settimana che mi presentavo là mi diceva che si era dimenticato e di tornare la prossima settimana, così per molte volte. Un giorno sono entrata e gli ho detto "non dirmi più che ti sei dimenticato, dammi le chiavi e basta".
Si apre la porta di un luogo sporco ed abbandonato che Hakima, con l'aiuto dell'ISM e del IWPS, rimette a nuovo. Bellissimo ed accogliente.
L'entrata ha un tetto di uva bianca, l'interno è dipinto d'azzurro e cupola bianca. Si inizia con un gruppetto di donne, oggi il centro vede la partecipazione di tutte le Donne del villaggio. Organizzano workshop, laboratori creativi, mostre di pittura, producono oggetti, parlano dei proprio problemi.
Tutto questo, quando quasi giornalmente, arrivano proprio lì davanti coloni ed esercito. E sparano.
Le Donne di Asira resistono, perchè anche questa è Resistenza. Investire le proprie energie sulla cultura, sulla propria identità, sviluppando un "io"sempre più forte.
Hakima è una Donna "libera". Potranno forse prendere i mattoni del centro, l'acqua, ma non prenderanno mai l'identità di Hakima. Non l'avranno mai, loro, questa forza perchè non sanno amare, perchè non hanno bellezza interiore, perchè non sono paesaggi lussureggianti e case con ogni comfort che fanno la bellezza di un popolo.
Aprire un centro per donne nel centro di un villaggio al centro di un territorio occupato. Questa è Hakima. Questa è la Palestina. Questa è la Resistenza.

Samantha Comizzoli

martedì 18 giugno 2013

Cosa ne pensa L'Italia di questo?

E' arrivato il bulldozer nella scuola.

18 giugno 2013, presso la scuola di Azzun Atma, Palestina, è arrivato il bulldozer della Caterpillar. Ha iniziato a scavare dietro alla scuola. Costruiscono il muro della vergogna. Chi vive aldilà del muro non avrà più libero accesso alla scuola.
Girando per le aule, ci sono varie targhe di donazioni dell'Italia: computer, stampante e attrezzature varie. Era già capitato in un altro villaggio di trovare donazioni di Paesi europei. Come si sente l'Italia nell'apprendere che le donazioni non verranno usate dai bambini e che invece, l'apartheid avanza anche sulla scuola? Certo è che per la Palestina l'unica vera azione necessaria è la fine dell'occupazione di Israele. Fine del genocidio. Subito.

Samantha Comizzoli

lunedì 17 giugno 2013

Asira, sotto attacco.

Ieri, 16 giugno 2013, il villaggio di Asira (Nablus) è stato nuovamente attaccato da coloni e soldati. Verso le ore 19,00 quaranta persone, fra soldati e coloni, sono arrivate nel centro del paese. Hanno, dapprima, tirato sassi, poi lanciato sound bomb e lacrimogeni. Gli abitanti del villaggio hanno risposto con la resistenza. Donne e bambini sono, però, molto spaventati.
Asira è da sempre sotto attacco, dal 1978, da quando hanno costruito l'insediamento illegale israeliano. Ultimamente gli episodi si sono intensificati con incendi e incursioni violente. Ciò dipende dal fatto che il paese è senz'acqua e il governo statunitense ha donato loro i soldi per costruirsi la rete idrica. Inoltre, questo villaggio ricade in quella zona vicino a Burin dove Israele vuole ampliare gli insediamenti.
Asira è un villaggio nato su antiche rovine romane. Gli abitanti sono nati qui da generazioni, resistendo.

Samantha Comizzoli


Qusra, Nablus: i devastatori sono arrivati

Con il concetto di "Terra Nullium", Israele ha occupato la Palestina. "Terra Nullium" è un'antica legge ottomana rispolverata per giustificare la presa delle terre di Palestina. E' molto semplice: dopo aver fatto una ricognizione dettagliata, Israele, ritenuta certa terra incolta ed abbandonata stabilisce che quella terra è di nessuno e la colonizza. In realtà, allontanando il popolo che quella Terra la coltivava e la viveva, hanno poi creato una Terra incolta. Ora, i palestinesi sono l'emblema della Resistenza. Pur subendo per centinaia d'anni le violenze,le umiliazioni quotidiane, e i morti; resiste. Qusra, è un piccolo villaggio vicino a Nablus. Il governo francese ha donato loro le casette per l'agricoltura. Sono piccole casette per ritirare gli atrezzi, per ripararsi dall'ombra quando si lavora nei campi, a volte anche per riposarsi.
Sulla collina antistante al villaggio, come al solito, c'è un'insediamento (illegale) israeliano.
Ebbene, poco tempo fa Israele ha comunicato loro che quelle casette sono illegali e vanno abbattute. Qualcuno ha preso subito la palla al balzo: la scorsa settimana, di notte, i coloni hanno distrutto una di queste casette e la scorsa notte un'altra, inoltre hanno pensato bene di rompere anche gli ulivi piantati nel terreno.
I coloni sono i più temibili, perchè sono senza controllo, violenza alla massima potenza. Sparano, tirano sassi, isultano, danneggiano, bruciano. Ovviamente nè polizia nè esercito li fermano.
Mentre eravamo sul posto sono arrivati i soldati con una jeep. Hanno osservato per un pò, poi se ne sono andati. Questo villaggio continua la resistenza, costruirà la scuola e anche la Moschea.
Oggi hanno detto: "non lasceremo mai questa Terra incolta ed abbandonata. Siamo nati qui da generazioni, la difenderemo anffinchè nessuno la distrugga".
Inshalla.

Samantha Comizzoli


venerdì 14 giugno 2013

KUFR QADDUM: TORTURARE UN BAMBINO DI 10 ANNI

Come tutti i venerdì il villaggio di Kufr Qaddum si prepara per la manifestazione che avrà luogo, nella strada rubatagli, dopo la preghiera. Ma oggi l'esercito aveva deciso di fare una sorpresa. Sono le 12,00 e per le strade ci sono solo i bambini e un gruppetto di persone al negozio del paese. All'improvviso si sentono le urla, giusto il tempo di girarsi e vederli: ci sono i soldati, sono scesi nel centro del paese e stanno sparando i gas.
Confusione, si corre, le macchine erano ancora parcheggiate sulle strade, un ragazzo si scontra con una macchina in movimento, continuano a sparare.
Se ne vanno e si appostano nella collina che domina la strada, sempre vicino al centro del paese.
La maggior parte delle persone ritorna al negozio per abbeverarsi e calmarsi, ma passano pochi minuti e riprendono a sparare i gas, dalla collina. 
Oggi non sparano molti gas, ma ecco il colpo di frusta: prendono un bambino di 10 anni, è in arresto.
Lo portano lontano dalle telecamere, lo buttano per terra, qualche calcio sul corpo, gli schiacciano la testa con un ginocchio su una roccia e gli sparano un gas lacrimogeno davanti alla faccia. Tenendolo fermo con la faccia davanti al gas. Gli legano i polsi e lo caricano sulla Jeep.
Ogni tanto arriva qualche gas e qualche granata gas. Passano le ore.
Nel pomeriggio se ne vanno e rilasciano il bambino, terrorizzato.
Accaduto oggi, nel villaggio di Kufr Qaddum, Palestina.

Samantha Comizzoli



giovedì 13 giugno 2013

Beit Hanina, Gerusalemme. Vivere sotto il muro.

Questa è la storia di chi vive sotto al muro, ma anche attorno al muro. Il campo berbero di Beit Hanina  è qui da sempre e c'è rimasto, anche se hanno costruito il muro, tanto che metà della famiglia è accampata dall'altra parte del muro.
La famiglia del villaggio vive con i propri prodotti: olio, pane, formaggio, latte. Ce li hanno offerti quando siamo arrivati in una tenda berbera fatta di lamiere. Siamo qui perchè 3 giorni fa, con la solita lettera gettata a modi volantino, il governatore di Gerusalemme ha detto loro di andarsene e che arrriveranno presto. Mentre eravamo lì cotinuavamo tutti a guardarci alle spalle, perchè potevano arrivare da un momento all'altro. In qualunque momento possono cancellare tutto: i bambini, i vecchi, i loro prodotti le loro tende di lamiera. Usando sempre la violenza.
Hanno fatto un appello che divulghiamo con questo video. Venerdì manifestazione. Il campo berbero resiste, sono nati qui e resteranno qui

Samantha Comizzoli
Nablus Team
ISM
State of Palestine

martedì 11 giugno 2013

BRUQIN, STATE OF PALESTINE

Bruqin è un villaggio nella Salfit area, nel cuore della West Bank. Venerdì 7 giugno sul Gerusalem Post è stato pubblicato quello che parrebbe un avviso. Dal piccolo insediamento (sempre illegale) di 50 case ubicato sulla cima della collina, vogliono espandersi e costruire altre 500 case, forse di più. Bruqin ha visto in questi ultimi anni costruire il piccolo insediamento e la zona militare sulla cima delle colline. Ora, questo progetto agghiacciante,cancellerebbe di fatto questo villaggio e gli altri due villaggi vicini.  Gli abitanti e proprietari delle fattorie in Bruqin hanno ricevuto una lettera, nemmeno via posta o affissa da qualche parte, ma gettata come volantino davanti alle fattorie. Nella lettera l'Amministrazione Civile israeliana comunica che questa terra è di Israele e che arriveranno (senza specificare quando) a costruire.
Vorrebbero, altresì, demolire la scuola e una delle moschee perchè costruite in area C. Il villaggio di Bruqin è pronto a resistere.

Samantha Comizzoli





Le armi

Queste sono alcune delle armi di "difesa" che vengono usate da Israele sulla folla per difendersi dagli slogan e dai sassi nelle manifestazioni. La prima foto è il classico gas lacrimogeno, la seconda foto è una granata di gas lacrimogeno questa + più pericolosa perchè è impossibile seguirne la traiettoria. Il terzo è la sound bomb, viene lanciata a mano, è una bomba sonora che agisce sull'udito e sui timpani creando vertigini e perdita dell'equilibrio. Quel contenitore verde è, appunto, un contenitore per le pallottole di gomma (che sono nella foto che segue), viene sparato e da esso escono le pallottole di gomma. Le pallottole di gomma, come potete vedere, non sono di gomma. La gomma è solo uno strato sottile che avvolge la palla di ferro. L'ultima foto è dei proiettili, che vengono usati come di consuetudine o assieme ai gas per aumentarne la propulsione.
Tutte queste possono uccidere se colpiscono la testa.

Sam







venerdì 7 giugno 2013

Pubblicato in data 07/giu/2013
WANTED FOR GIUSTICE: Kufr Qaddum

Un piccolo villaggio vicino a Nablus, da due anni, tutti i venerdì manifesta contro una delle tante azioni illegali di Israele. Nel 2002 Israele ha chiuso la strada d'accesso al villaggio, dapprima controllando gli accessi e lasciando passare solo gli abitanti del villaggio, ma da due anni chiudendola a tutti. Gli abitanti, di fatto, non possono nè uscire nè entrare dal villaggio se non andando su una superstrada distante 14 km, ovviamente raggiungibile solo da chi ha un mezzo. Da due anni i palestinesi di Kufr Qaddum manifestano per ottenere l'apertura della strada. Manifesta tutto il villaggio, bambini e vecchi compresi. Oggi con l'ISM ero lì a sostenere la loro causa. Tutto quello che scriverò non sarà mai sufficiente per descrivere ciò che è accaduto.
La manifestazione ha inizio dopo la preghiera, ci sono i bambini con i cartelli "wanted for justice", c'è un vecchio che cammina con il bastone. Ci sono tutti. Si inizia e le colline attorno al villaggio sono già presidiate dai sionisti. Si cammina sulla strada, si accende il fuoco in prossimità dello stop. Arrivano.... Tento di filmare, ma arrivano subito gli spari. Sparano i lacrimogeni sulla folla che corre, sparano sui bambini, sparano sui vecchi. Stiamo correndo tutti il più lontano possibile, ma i lacrimogeni sono sparati con una tale potenza che arrivano a km di distanza. Mi brucia la pelle delle braccia, del viso, fatico a respirare. Qualche secondo per riprendere la lucidità con una cipolla sotto al naso che divido con i palestinesi. Ma riprendono subito a sparare, si corre più in dietro e per tentare di video riprendere le scie dei gas nel cielo, cado, mi sollevano e mi portano avanti.
I bambini con le maschere antigas vanno vicino ai gas, continuano ad avanzare. Questi bambini sono straordinari, non hanno paura del mostro. Ma, ecco che tutto si complica: sparano anche da destra, da sinistra e da dietro al corteo. Siamo circondati. Ecco i feriti. Arriva la prima ambulanza, vedo che caricano un uomo, vedo del sangue per terra. Chiedo chi è, ed è proprio quel vecchio con il bastone. Hanno sparato ai bambini, hanno sparato ad un vecchio, hanno sparato sulla folla di spalle. Continuano, sparano anche sull'ambulanza mentre stanno caricando il vecchio. C'è un altro ferito, sembra che un ragazzo abbia una gamba rotta. Iniziano ad andarsene, attorno a noi solo fumo e fiamme. Vogliono fare il deserto per poi chiamarlo "pace". Questa notte, forse, il villaggio verrà nuovamente attaccato. Sparano i gas dentro alle case, mentre stanno dormendo, come la scorsa notte. I sionisti hanno fatto un volantino con delle foto di alcuni bambini del villaggio e l'hanno affisso sulle case e sulla Moschea, con scritto "L'esercito vi cerca, quando vi trova, vi prende".
Ho visto l'orrore, il mostro che uccide i diritti umani e la sua volontà di uccidere. Questa notte per il villaggio di Kufr Qaddum sarà un'altra notte da affrontare e domani sarà un altro giorno di resistenza.
Samantha Comizzoli



Madra Palestina
Video della fattoria Marda, Palestina. Da una pietraia, un'uomo ha creato un bellissimo orto. E' possibile recarsi presso la fattoria per apprendere le tecniche di quest'agricoltura e aiutare lavorando nell'orto.


martedì 4 giugno 2013

SONO IN PALESTINA

Sono arrivata in Palestina, sono qui come attivista della Rete ISM Italila. Manderò articoli e materiale video delle continue violenze, del genocidio, delle umiliazioni che Israele sta perpetrando nei confronti del Popolo palestinese, ma, soprattutto, sarà un'interposizione pacifica che opererò con l'ISM Italia.
In questo report, allego solamente ciò che ho visto e che mi ha colpito nel viaggio. Quest'immagine che avevo visto e del quale avevo parlato più volte, vista con gli occhi è massacrante per i diritti umani.

Samantha Comizzoli