martedì 25 giugno 2013

Dal sito palestinarossa.it l'articolo di Samantha Comizzoli

Da circa un mese mi trovo qui in Palestina con l'ISM, come attivista volontaria per i diritti umani. Conoscevo la storia e la realtà della Palestina, quella vera, e quella stravolta dai sionisti; ma fino a quando non vedi con gli occhi, è inimmaginabile.
Tutti i venerdì a Kuffr Qaddum c'è la manifestazione, da due anni. La mia prima manifestazione è stata lì, è lì che ho guardato il mostro negli occhi. Manifestare, per israele, è illegale. Ma, eccoci qui: tutto il villaggio, vecchi, bambini (molti bambini) e gli internazionali. Si manifesta per far riaprire la strada d'accesso al paese che è stata chiusa (illegalmente) per costruire (illegalmente) un insediamento israeliano. Si cammina in gruppo verso quella strada con i cartelli dei bambini "wanted for justice", sono in testa al corteo. Non ancora giunti all'altezza della chiusura nella strada, arrivano gli spari. Sparano sui bambini, sui vecchi, su tutto il gruppo di spalle che scappa.
Sono gas lacrimogeni con la propulsione aumentata da pallottole. Possono uccidere. Sparano sound bomb (una bomba sonora che danneggia i timpani provocando vertigini e disorientamento), sparano rubber coated steel bullet (palline della grandezza delle nocciole, di ferro rivestite da una sottile sfoglia di gomma). Due settimane fa, durante la manifestazione i soldati arrestano, anzi, rapiscono un bambino di 10 anni. Gli danno qualche calcio, gli tengono la testa schiacciata su una roccia con il ginocchio, e gli sparano davanti alla faccia un gas lacrimogeno. Poi, lo lasciano andare. La scorsa settimana è stata la volta di un telereporter. Mentre avanzano, lo prendono, lo picchiano, gli spaccano l'attrezzatura sulla strada e lo arrestano. Hanno anche fatto un volantino con le foto di quattro bambini con scritto "siamo l'esercito, vi stiamo cercando e vi prenderemo".
Negli altri villaggi, ulivi bruciati, case devastate, palestinesi e internazionali attaccati quasi quotidianamente da esercito e coloni, strade chiuse, terreni confiscati, ordini di demolizione.
Questo è il mostro che qui si guarda negli occhi. Kuffr Qaddum il venerdì, ai miei occhi, è l'inferno.
Eppure, quel bambino terrorizzato i venerdì successivi è alle manifestazioni. Eppure, le donne nel villaggio di Asira continuano a incontrarsi nel centro fondato da Hakima nel paese, nonostante arrivi l'esercito e spari i gas. Eppure, i palestinesi continuano a piantare e curare gli ulivi. Eppure sulle porte delle sedi comunali c'è scritto "State of Palestine".
La Palestina, con il suo profumo di gelsomino, con la voce delle Moschee, con i suoi sorrisi, con la sua ospitalità e tutta la sua forza continua a Resistere.
Non si scoraggiano davanti alle piantagioni rubate, non desistono davanti al MURO. Quel muro che è devastante per i diritti umani e che gli altri Stati appoggiano.
Ovunque io vada, con chiunque parli, la richiesta è sempre la stessa:"parlate con i governi dei vostri Paesi e chiedetegli che fermino subito l'occupazione". I palestinesi, sanno benissimo che i nostri Paesi hanno contribuito alla costruzione del MURO, che incrementano i rapporti commerciali con israele. Ma, visto che ricevono aiuti in denaro da USA, Italia, Francia, per le case ed attrezzature scolastiche; forse ci stanno dicendo che non hanno bisogno di carità, ma che l'unica azione necessaria è la fine dell'occupazione della Palestina.
Samantha Comizzoli

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