martedì 30 luglio 2013

NEGARE L'ACQUA..

 Oggi sono stata ad Huwarta, Nablus, per parlare con due famiglie di beduini accampate qui da poco. Solitamente sono accampati vicino ad Hebron o nel Negev, ma per il periodo estivo vengono qui perchè gli animali devono avere spazio per muoversi. Ricordiamoci, comunque, che sul Negev sta per piovere il Prawer Plan che intende mandar via da quell azona 70,000 beduini...
Due famiglie con molti bambini. Nessun attacco di coloni per il momento... Gli altri beduini di Huwarta sono stati meno fortunati: i coloni li avevano attaccati e gli avevano rubato una pecora.

Queste due famiglie, però , ci raccontano che Israele gli ha negato l'acqua per vivere. Non hanno acqua da bere, nè per loro nè per gli animali. Così, ogni tanto, devono fare dei km con la tanica a rimorchio, attraversare la collina e andare a comperare l'acqua. "Costa molto l'acqua", ci dicono. Questo è un altro metodo di Israele: se togli l'acqua agli esseri viventi, gli togli la vita. Quindi, oltre al Prawer Plan che incombe, i beduini devono fare anche i conti con i soliti metodi.
Come si fa a negare un bicchiere d'acqua ad un bambino?

Samantha Comizzoli



domenica 28 luglio 2013

PIANTIAMO UNA TENDA....

Beit Ummar, accerchiata dagli insediamenti illegali d'Israele continua ad alzare la testa in nome della Giustizia. Oggi, abbiamo partecipato ad un'azione dimostrativa: piantare una tenda (finta) davanti all'insediamento illegale. Molti attivisti presenti, soprattutto israeliani. Dopo circa 10 minuti sono arrivati i primi soldati, dopo 30 minuti il numero era spropositante. Poi, è arrivata anche la border police. La differenza fra esercito e polizia è che l'esercito non può compiere arresti. L'esercito ha divise verdi, la border police ha divise verde/grigio ed elmetti neri.
Molte telecamere, macchine fotografiche e molti attivisti internazionali hanno sicuramente contribuito ad evitare azioni violente o arresti. Abbiamo avuto la visita alla tenda di alcuni coloni, non per annunciare la fine dell'occupazione ovviamente. Dopo circa due ore, un ufficiale dell'esercito si è presentato alla tenda con una fotocopia che "provava" che quella è zona "C", zona militare  e di insediamento israeliano e che non potevamo stare lì. Peccato, che quel foglio sia illegale, così come l'insediamento... C'è stato lo sgombero della tenda e delle persone.. Ho forse filmato uno sgombero illegale? Direi proprio di si.
Alcuni dei soldati ridevano e sfottevano i manifestanti, per loro, i crimini che commettono ogni giorno forse sono un gioco.
Ho visto l'insediamento da vicino oggi: molto verde, piscine...
Oggi i manifestanti palestinesi denunciavano che non possono più bere l'acqua perchè da quando hanno costruito l'insediamento si è inquinata. C'è, molto probabilmente, l'ameba nell'acqua, così come in tutti gli altri villaggi dove sono stata dopo la costruzione degli insediamenti illegali.
Togliere o avvelenare l'acqua ad un popolo e poi non riconoscerlo nemmeno un popolo...

venerdì 26 luglio 2013

Kuffr Qaddum Resiste!

Come ogni venerdì Kuffr Qaddum si prepara per la manifestazione. Non mollano nonostante i due anni di arresti e violenze, nonostante il periodo di ramadam, nonostante i 42° all'ombra.
I soldati arrivano prima della manifestazione e fanno pressione sul gruppo poco numeroso per l'ora.
Inizia la manifestazione: canti e marcia. La collina è presidiata dall'esercito e dalla polizia d'Israele (la collina è palestinese). Ma, eccoli, all'imporvviso scendono e iniziano a sparare. Sound bomb, gas lacrimogeni e granata gas. Ma nonostante le corse per schivare ciò che sparano, non si arretra. Si prende fiato e si risale, sempre in avanti. Oggi l'esercito ha portato un bulldozer che toglie tutte le pietre e la terra dalla strada e le accumula per fare una barriera. Non importa, il villaggio ha i trattori e rimetterà la strada a posto. Questa è Kuffr Qaddum, la Resistenza. Qui si sono visti internazionali arrestati, bambini torturati, feriti, martiri, episodi di ogni violenza. Ma Kuffr Qaddum resiste. Al prossimo venerdì, sempre più avanti su quella strada e sulla strada della Giustizia.
Samantha Comizzoli

martedì 23 luglio 2013

NABLUS SOTTO ATTACCO


Questa notte alle ore 3,28 Nablus è stata attaccata dai soldati dell'esercito d'Israele. Abbiamo filmato l'attacco, tutto il mondo deve vedere... Lunga vita alla Resistenza Palestinese che non si fa piegare.

Samantha Comizzoli


sabato 20 luglio 2013

RAVENNA/GERUSALEMME

Ho sempre pensato che sia importante parlare di ciò che si conosce, pertanto in quest'articolo farò riferimento a Ravenna, ma sono certa che quando lo leggerete potrete fare le stesse considerazioni pe qualsiasi città/capitale in Europa.Qualche giorno fa sono stata nella Gerusalemme occupata da Israele. Ci sono andata a piedi, camminando pertanto, dalla vecchia Gerusalemme alla "nuova".
E' stato, per me, sconcertante quello che ho trovato ed ho scattato alcune foto a riprovo di ciò che tento di trasmettervi.
La vecchia Gerusalemme non è solo "vecchia", è Umana. Piena di vita, suoni, persone, storia. Quando sono arrivata nella parte occupata ho avuto un dejavu....: "cazzo, sono a Ravenna".
La via principale, Jaffa Street, è esattamente la copia del centro di Ravenna. Stessa pavimentazione, stessi lampioni, stessi auotobus, stessi locali. Città semi-deserta come il centro di Ravenna. Molto cemento. Locali con i tavolini sulla strada con poche persone. Tutto carissimo. Non ci sono voci di persone, non ci sono suoni, non ci sono colori, non c'è vita. C'è lo stesso ponte di Calatrava. Trenino stile "People Mower" di Bologna.
Ora, l'architettura ci ha insegnato ad identificare nei diversi periodi storici gli oppressori o i periodi di rinascita intelletuale ed umana. Pensate all'architettuta fascista: imponente, disumana, fredda, in cemento. Atta a voler dimostrare che chi ha costruito è colui che ha il potere rispetto a chi la guarda.
Pensate ora alle analogie che vi ho raccontato: perchè Israele è identico alle città europee? Chi ha concepito l'architettura e lo stile di vita europeo? Chi lo ha finanziato così in frachising?
Per me l'Europa è un mostro creato appositamente tramite il Trattato di Lisbona, il Patto per l'Euro, il MES e il Fiscal Compact. Non c'è nessuna mafia come la camorra o l'ndrangheta che possa annullare l'economia di Paesi interi come i nostri con un colpo di spugna. Loro l'hanno fatto. Il Trattato di Lisbona è un colpo di spugna su intere popolazioni che non hanno più alcuna sovranità, nessuna libertà. Nessun Paese ha più una moneta propria, come la Palestina.
Non ci possono sparare addosso come fanno in Palestina, ma possono creare l'autodistruzione, toglierci la dignità di vivere, di pensare di "essere". E l'hanno fatto.
Di seguito la lista delle banche controllate dai Rotschild, i sionisti. Non amo la fonte che l'ha pubblicata, quindi spero ci sia qualche errore, spero che Paolo Barnard (che stimo) mi corregga su quest'articolo.
Spero, con quanto ho scritto, di aver acceso un lumino a tutti coloro che mi dicono "perchè sei proprio in Palestina? c'è da fare molto anche qui...." oppure "grazie per i report di una realtà a noi così lontana", oppure "in Italia stiamo combattendo la casta".
Quale casta? Avete capito qual'è la "casta"?

http://www.frontediliberazionedaibanchieri.it/article-l-elenco-di-tutte-le-banche-controllate-dai-rothschild-118674399.html

Samantha Comizzoli









venerdì 19 luglio 2013

SENZA PIETA'

Tutti i venerdì Kuffr Qaddum manifesta per la riapertura della strada chiusa per costruire l'insedimento illegale. Oggi, Kuffr Qaddum manifestava anche per dire "NO" al Prawer Plan.
Alle 11,30 del mattino siamo in strada con i bambini, la manifestazione inizia verso le 13,30 dopo la preghiera, è quindi ancora presto per preparare tutto..
Arriva l'esercito correndo e sparando. Abbiamo solo il tempo di correre. E si continua così, fino all'inizio della manifestazione, stremati dalla stanchezza, il caldo e il ramadam.
Il fuoco all'inizio della strada non si è avuto modo di accenderlo. La Resistenza Palestinese ha le armi in mano: sassi e uova.
L'esercito è sulla collina, ma arriva voce che ci sono più di 50 soldati. Ma non sono sulla collina.
All'improvviso, sbucano dalla porta di un giardino direttamente sulla strada, alla nostra altezza. Iniziamo a correre velocemente. Mentre corro a fatica, mi giro con la testa e vedo che 4 soldati mi stanno correndo dietro. Stanno sparando... La paura taglia fiato e forza nelle gambe. E a quel punto mi dico "è andata...ora mi prendono". Giro l'angolo e mi infilo in una casa. Salgo al secondo piano. Un soldato mi segue e spara un lacrimogeno al secondo piano. Scendo al primo piano, pur sapendo cosa potevo trovare... Mi fermo lì, cerco di riprendere la lucidità. Metto la video camera su una finestra e vedo che i 50 soldati hanno invaso il centro del villaggio. Ci sono urla di donne, uomini e bambini. Sparano, continuano a sparare. Una donna anziana del villaggio è scesa in strada e gliene sta dicendo di tutti i colori... Vedo che si allontanano dal centro, esco.
Ritrovo piano piano tutti gli altri, ma non c'è molto tempo, riprendono a sparare da metà strada. Corriamo giù, all'imbocco del Paese. I gas continuano ad arrivare nella nostra direzione. Finalmente verso le 14,30 tutto finisce...
Anzi, no, non può finire così.. Infatti, qualcuno degli organizzatori mi dice: "l'abbiamo acceso il fuoco all'inizio della strada, l'abbiamo acceso adesso, ma è acceso". Kuffr Qaddum resiste.

Samantha Comizzoli

mercoledì 17 luglio 2013

SPARI SUI GIORNALISTI

Qalandya check point, Gerusalemme, Stato della Palestina. I giornalisti palestinesi non vengono riconosciuti da Israele. Non esistono. Sono riconosciuti internazionalmente, ma non da Israele. Per questo motivo non hanno nessun diritto di essere presenti in alcune circostanze, di riprendere con le telecamere, di intervistare, di fotografare. Due settimane fa durante la manifestazione a Kuffr Qaddum, un giornalista fu preso dall'esercito, picchiato davanti a tutti ed arrestato.  Attrezzatura in frantumi sulla strada. Perchè? Perchè stava facendo il suo lavoro. Sono molti i giornalisti nelle prigioni israeliane. Reato? Fare informazione. Questa mattina i giornalisti palestinesi si sono riuniti in una manifestazione al check point con cartelli che ineggiavano alla libertà ed all'umanità. Niente da fare: arrivano i soldati ed iniziano a spararci addosso, rubber bullet a distanza ravvicinata. Ho contato 8 persone ferite, delle quali 5 erano donne. Quando vedo i giornalisti palestinesi zoppicare per gli spari o quando vedo che vengono picchiati ed arrestati; penso ad alcuni  nostri giornalisti, ma mi fermo qui.. Samantha Comizzoli

RAPITI PALESTINESI E INTERNAZIONALI DA ISRAELE, OGGI

 Oggi, 16 luglio 2013, io e una mia collega avevamo un giorno di riposo. Quindi, come pure turiste, ci siamo messe in viaggio per andare sul Mar Morto. Per raggiungere il Mar Morto da Nablus dobbiamo passare prima da Ramallah e poi da Gerusalemme cambiando autoubus.
Arriviamo al check point di Qalandia (Gerusalemme) alle ore 13,00. L'esercito sale sul bus e prende tutti i passaporti, senza aggiungere nulla a voce.
Dopo averli ritirati tutti, ci dice di scendere dall'autobus. Mentre scendo mi chiedono quanti anni ho...
Ci mettono in fila, ci guardano, ridanno i passaporti ad alcuni di noi e gli dicono di andare in una direzione del check point. Poi si rivolgono ai rimasti, siamo noi due, quattro donne palestinesi, una donna con un bambino palestinesi. Ci dicono che non possiamo entrare a Gerusalemme perchè: "oggi possono entrare solo quelli che hanno più di 45 anni, provate a passare dal check point pedonale"...! . L'autobus se ne va..
Ci andiamo al check point pedonale, e qui, inizia l'orrore. Ci troviamo tutti schiacciati dentro ad un tunnel di gabbie di ferro, con tornelli elettronici. I tornelli vengono aperti dai soldati, quando vogliono loro. Sembra il corridoio di un allevamento intensivo di animali. Ogni tanto azionano il tornello, poi bloccano una donna dentro, e ridono. Ridono davanti a persone che per loro non sono umane e vengono umiliate, private della libertà di muoversi, di scegliere. Non possiamo tornare indietro e neppure andare avanti. Rimaniamo il quella gabbia nell'attesa che si apra il tornello circa mezz'ora. Poi, rispediscono indietro la donna col bambino. Ha gli occhi lucidi, le hanno detto che non può andare a Gerusalemme. Le chiedo "perchè?", ma mi dice che gli hanno solo detto "no".
Un'uomo che attende anche lui con la sua famiglia nella gabbia al mio fianco sinistro mi dice "cosa fareste? Cosa fareste se questo accadesse a voi, nel vostro Paese? Qui ci sono persone che hanno bisogno di andare di là per pregare, per andare all'ospedale, per andare a lavorare o a trovare la loro famiglia. Cosa accadrebbe se succedesse nel vostro Paese?. La risposta che ho dentro in quel momento non è quella giusta e commento solo che è orribile. Io e la mia collega ci guardiamo in continuazione e ci diciamo "restiamo umani, restiamo umani, dobbiamo restare umani o diventeremmo come loro che ci stanno facendo questo".
Arriva il nostro turno, passo il tornello, butto lo zaino sul nastro e sbatto passaporto sul vetro. Mi dice di andare, ma rimango lì ad aspettare la mia collega e l'uomo con tutta la sua famiglia. Passiamo tutti e crollo a piangere.
Oggi, siamo state non solo testimoni, ma abbiamo provato la privazione della libertà, la violenza sulla persona, l'umiliazione. Li denuncierò per questo e per numerosi crimini contro l'umanità dei quali sono testimone. Non che creda nei tribunali, sò che sono controllati da loro, ma lo farò ugualmente.
Allego foto scattate nella gabbia/corridoio e nel tornello (quest'ultimi crimini contro l'umanità in una terra che non è la loro, perchè la Terra ci ospita).
Domani al check point ci sarà la manifestazione, questa è la risposta.




Samantha Comizzoli

lunedì 15 luglio 2013

I 5 RAGAZZI DI HARES


Sembra un film la storia dei 5 ragazzi di Hares, Palestina. Invece è, purtroppo, la realtà. E' il 14 marzo del 2013, un colono percorre la strada n.5 vicino ad Hares con la sua auto, a bordo ci sono le sue tre figlie. Ovviamente il colono è su quella strada illegalmente. Ad un certo punto si schianta contro un camion fermo. Lui e le tre figlie rimangono feriti, una in modo grave. Da una prima ricostruzione il camionista dice di essersi fermato per una ruota forata e che l'auto del colono gli è arrivata addosso, ma poi la versione cambia....
Il colono accusa alcuni ragazzi di aver tirato pietre verso la sua auto e quindi di essere responsabili. Non ci sono testimoni dell'incidente.
E' venerdì mattina quando 50 soldati fanno irruzione nelle case di Hares: sfondano le porte e devastano le case e interrogano le famiglie suiloro bambini/ragazzi.Acora buio, vengono arrestati 10 ragazzi, che vengono bendati e condotti in luogo segreto e senza informare le famiglie delle accuse. Due giorni dopo parte un'altra ondata di arresti ad Hares, sono le 3 del mattino. L'esercito fa irruzione accompagnato dallo Shabak (servizio segreto israeliano).Portano via altri 3 ragazzi. Ad uno di loro dicono : "bacia ed abbraccia tua madre perchè non la rivedrai mai più".Ma non è finita: una settimana dopo l'esercito irrompe di nuovo ad Hares e prende molti ragazzi e bambini appena tornati da scuola. Fra di loro c'è anche un piccolino di 6 anni. Lo zio di quest'ultimo insiste perchè vengano lasciati subito liberi i piccoli, anche se viene tenuto sotto scocca dalle armi dell'esercito. Lasciano i più piccoli e scelgono a caso tre ragazzi, li bendano, li ammanettano e li portano via, sempre seza formalizzare le accuse e senza avvisare le famiglie.In totale prendono 19 ragazzi e dopo l'interrogatorio vengono trattenuti 5 di loro e portati a Megiddo, una prigione per adulti israeliana. Questi 5 ragazzi sono "i ragazzi di Hares". I ragazzi interrogati hanno relazionato ai loro avvocati di torture e maltrattamenti in prigione, di 3 violenti interrogatori, di celle d'isolamento con luci sempre accese e hanno ipotizzato che qualcuno di quei 5 rimasti dentro avesse confessato di aver eseguito la sassaiola per fermare le torture.I 5 ragazzi sono accusati di 25 capi d'imputazione per tentato omicidio. il numero 25 è per ogni pietra lanciata...
Per loro 5 vengono chiesti 25 anni di carcere, le motivazioni sono le confessioni e le testimonianze di 61 persone che quel giorno sarebbero state su quella strada con le loro auto anch'esse oggetto di sassaiole. Non si sa se ci siano prove delle auto danneggiate, di referti ospedalieri, di interrogatori ai testimoni. Nulla è stato comunicato agli avvocati dei ragazzi. Ci sono poi le testimonianze dello Shabak e dell'esercito (che non era presenti) e nemmeno queste sono state fornite agli avvocati difensori. Quest'incedente è stato fatto passare dai media come un atto terroristico e dopo l'arresto dei 5, Netanyahu ha dichiarato che i "terroristi sono stati catturati".
Il 25 luglio i 5 ragazzi di Hares verranno giudicati dal tribunale militare israeliano come adulti, senza rispettare alcuna legge internazionale, senza rispettare alcuna giustizia, senza rispettare i diritti umani e del fanciullo e la Convenzione delle Nazioni Unite. 5 vite rovinate che in questo momento stanno, molto probabilmente, subendo torture e violenze. Ipotesi, quest'ultima, quasi certa visto che le udienze vengono svolte a porte chiuse e le famiglie non hanno più visto i ragazzi. 5 vite di età fra i 16 e i 17 anni, minorenni, incensurati. Questo è quello che fa Israele alla Palestina.

Samantha Comizzoli

giovedì 11 luglio 2013

TRISTAN

Ni'alin, Palestina, 2009. Tristan Anderson è un attivista dell'ISM che si trova ad una manifestazione in solidarietà al popolo palestinese. Il ruolo di Tristan è quello degli attivisti ISM, filmare e documentare ciò che succede, oltre che semplicemente "esserci" a supporto di un popolo oppresso e che continua a resistere al mostro. Quel giorno, l'esercito israeliano, fa quello che fa molte volte: spara ad altezza uomo. Il video, agghiacciate, mostra chiaramente cos'è successo: un soldato spara un lacrimogeno ad altezza uomo e colpisce in pieno volto Tristan. Quello che non si vede nel video è il seguito. Tristan viene caricato subito sull'ambulanza, ma i soldati fermano l'ambulanza per rallentare il soccorso. Tristan rischia di morire. Tristan rimane per sempre sfigurato e disabile. Il processo si era già concluso, ma la tenacia della sua famiglia ha fatto si che la Corte Suprema facesse riaprire il processo. La prima udienza si è tenuta ieri a Gerusalemme. Questo è il sito che i genitori di Tristan hanno creato per non lasciare a brandelli questa storia.http://www.justice4tristan.org/ Il minimo che si possa fare è sostenerli. Il mostro DEVE essere fermato. Stop Israel Killer
Video di quel giorno:



Samantha Comizzoli

sabato 6 luglio 2013

NON SPARATE SUI BAMBINI

sabato 6 luglio 2013

Al villaggio beduino di Anata a Gerusalemme eravamo andati su segnalazione di una giornalista italiana. Tutti i venerdì c'è una manifestazione improvvisata di una decina di palestinesi del villaggio. Quando arrivano i soldati per rispondere alla Resistenza palestinese, lo scontro avviene proprio nel villaggio beduino, sparando su e fra le tende. Tende piene di bambini.
Siamo andati lì per presidiare il villaggio con l'intento di fermare i soldati nello sparare in quel punto. Il tutto è iniziato verso le 15,30, noi stavamo già presidiando il villaggio dalle 11,00.Abbiamo messo uno striscione all'inizio del villaggio con scritto "international solidarity".
Quando l'esercito ha iniziato a sparare verso il villaggio, abbiamo usato il megafono per dirgli di non sparare lì, che eravamo internazionali e che nel villaggio c'erano molti bambini.
Quando i soldati c'hanno visti hanno avuto un attimo di smarrimento/incazzatura....Poi hanno pronunciato la parola "GO!", ma non ci siamo spostati. Sono venuti verso di noi (ed è stato il momento peggiore), hanno attraversato il villaggio senza sparare e hanno raggiunto il muro dell'apartheid. E hanno sparato da lì. La sparatoria è durata fino alle 19,30, ma nemmeno un gas lacrimogeno è stato tirato sulle tende beduine.
Alle 19,30 siamo andati a salutare gli abitanti del villaggio. Eravamo esausti. Erano riuniti per la cena, erano felici e sorridenti. E' stato bellissimo verderli sorridere.

martedì 2 luglio 2013

I CARAMBA IN PALESTINA. DAL SITO PALESTINAROSSA.IT IL REPORT DI SAMANTHA COMIZZOLI



1 luglio 2013, Hebron, Palestina (o quel che ne resta di essa ad Hebron). Sono nel vecchio mercato e sto filmando. Arrivano 8 soldati israeliani, parrebbe stiano per irrompere in qualche casa.
Li seguo con la videocamera, ed infatti, arrivano al portone di una casa. Stanno per sfondare, ma si accorgono che li sto filmando e il mio collega è già attacco al cellulare per chiamare rinforzi. Ci guardano, si bloccano, parlano fra di loro e si allontanano guardandomi e parlando fra di loro. Questo è uno degli aspetti importanti dell'essere qui con l'ISM. Filmare con le video camere quello che fanno li scoraggia un pochettino. Ma, dall'altro lato della strada noto due macchine bianche con sigla "TIPH" e con persone a bordo in divisa stile "croce rossa". Ritorno nelle strette vie del mercato per comperare qualche cheffia e mentre sono nel negozio arrivano un uomo e una donna con le divise che avevo notato prima, sono italiani, iniziamo a parlare.
Mi dicono che sono del TIPH e chiedono chi siamo, gli rispondiamo che siamo dell'ISM, ma mi dicono di non conoscerlo... Allora aggiungo : "è il solidarity movement, quello del quale faceva parte Vittorio Arrigoni...." ci rispondono che non sanno chi sia.. "Ahia", mi dico c'è qualcosa che puzza.. Mi dicono che loro sono stati riconosciuti dai governi (non come l'ISM) e che forse quel momento arriverà anche per noi. TIPH: "un passo per volta...in fondo noi siamo neutrali, sai, è difficile dire chi sia qui l'oppresso...".
No, dico, ma stiamo scherzando? Siamo ad Hebron, in una città che per metà è morta perchè è stato chiuso l'accesso, una città fantasma, con muri di cemento che chiudono gli accessi, check point, barriere; tutto questo fatto dagli israeliani per mandar via i palestinesi ed occupare la terra. In una città dove esercito e coloni sparano, umiliano e perseguitano i palestinesi. E questo tizio mi dice questa fesseria?
Quindi, quando rientro in casa, indago via internet per capire chi sono.. E sbang! Quando apro il loro sito web trovo la sorpresa: non sono volontari, godono dell'immunità diplomatica, trattasi di organizzazione nata in Norvegia e poi formata da membri di Norvegia, Italia, Danimarca,Svezia, Svizzera e Turchia. Per quanto riguarda l'Italia, sono i Carabinieri e Esercito. Per la Turchia c'è la Polizia Turca... Sono qui ad Hebron in "missione temporanea come osservatori". La temporaneità sarebbe già da mettere in discussione, visto che l'accordo con Israele e Palestina l'hanno fatto nel 1997, ma, è il ruolo di osservatori che non capisco.
Nell'episodio del quale sono testimone, loro erano lì, hanno visto che i soldati stavano per sfondare la porta e irrompere nella casa di una famiglia per applicare poi gli stessi metodi... Il TIPH, non è intervenuto, ha effettivamente "osservato". Perchè? Qual'è lo scopo? A cosa servono? Sono pagati da noi per star qui a far cosa se davanti ad una violenza non intervengono non solo perchè sono in missione, ma per UMANITA' che ogni essere vivente dovrebbe avere.
Rimango con il dubbio: il TIPH è qui per vivere un pò a spese nostre senza fare una cippa, o sono qui per osservare qualcuno in particolare?
 
Samantha Comizzoli

lunedì 1 luglio 2013

Vivere sotto al muro: il villaggio beduino di Anata

Ci sono situazioni nelle quali si pensa sia meglio la morte della vita perchè quello che vedi non è vita. Ieri l'ho pensato, è stato vigliacco pensarlo.
Siamo andati nei vilaggi beduini di Anata, vicino a Gerusalemme. Avevo già visto sltri villaggi beduini, ma qui c'è una realtà assolutamente borderline della Palestina.
Il villaggio è sotto al muro dell'apartheid. Una trentina di persone per agglomerato, la maggior parte bambini. Venerdì scorso hanno subito 6 ore di attacco dell'esercito israeliano ed una giovane e sensibile giornalista italiana che lavora qui ci ha chiamati per segnalarci l'accaduto.
Ci accolgono con l'ospitalità palestinese in una tenda con i buchi dei lacrimogeni. Non c'è pavimento, solo terra ed escrementi degli animali. Vorrebbero costruirlo il pavimento, ma israele non glielo permette. Vorrebbero fare alcuni lavoretti per migliorare la situazione lì, ma israele non glielo permette. Non possono nemmeno stare lì, non hanno alcun diritto umano secondo israele.
Non possono più far girare i loro animali, perchè da un lato c'è il muro, dall'altro lato anche e dall'altro lato c'è l'insedimento israeliano. Quindi gli animali girano fra le tende e dentro le tende. Per loro quegli animali sono la sopravvivenza. Resistono, ma hanno paura per i bambini. Quando arriva l'esercito, non hanno posto dove rifugiarsi, non hanno via per scappare.
Andiamo nel villaggio difronte, un'altra trentina di persone,anche qui la maggior parte bambini. Ci sono tre donne nel villaggio, tutte e tre hanno gli occhi di diverso colore l'uno dall'altro. Una è sordomuta. Mi fa capire, che quando hanno sparato, lei stava dormendo.... Potete immaginare? I bambini l'hanno scossa per svegliarla, sarebbe morta respirando i gas lacrimogeni.
Mi dicono che anche loro hanno resistito all'attacco dell'esercito a fatica, sopportando i gas e le sound bomb. Non c'è acqua, nè luce, si cammina su escrementi animali ed umani.I bambini sono magrissimi e in alcuni di loro intravedo qualche probabile malattia (agli occhi e asma).
Come si fa a sparare su una realtà così?
Dopo, siamo tornati al villaggio di Beit Hanina. Avevo stampato le foto che avevo fatto con i bambini del villaggio. Si erano divertiti a fare le foto ed avevo pensato che averne delle copie gli avrebbe fatto piacere. Ma, non sono riuscita a stamparle a colori, così gli ho comperato i pennarelli affinchè colorassero loro le foto.
Arrivati al villaggio ho trovato una situazione completamente diversa: non c'erano più i bambini, nè le donne, nè i vecchi. Solo due persone, che mi è parso fossero lì per presidio. Mi dicono che non hanno fatto nessuna manifestazione perchè l'avvocato gli ha consigliato di intraprendere la via legale. Poi, però, non avevano più soldi per pagare l'avvocato. "i bulldozer stanno arrivando per distruggere il villaggio".
Hanno sicuramente portato in un posto più tranquillo gli abitanti del villaggio, bene, però credo che non vedrò più quei bambini. Lascio foto e pennarelli all'uomo che c'è nel villaggio e gli chiedo: "cosa farete quando arrivano i bulldozer? Dove andrete?" Mi risponde: "staremo qui, qui siamo nati e qui staremo. Ci distruggeranno le case, ma noi le ricostruiremo".
E' vigliacco desiderare di morire per aver visto tutto questo, quando chi lo vive desidera VIVERE.