mercoledì 17 luglio 2013

RAPITI PALESTINESI E INTERNAZIONALI DA ISRAELE, OGGI

 Oggi, 16 luglio 2013, io e una mia collega avevamo un giorno di riposo. Quindi, come pure turiste, ci siamo messe in viaggio per andare sul Mar Morto. Per raggiungere il Mar Morto da Nablus dobbiamo passare prima da Ramallah e poi da Gerusalemme cambiando autoubus.
Arriviamo al check point di Qalandia (Gerusalemme) alle ore 13,00. L'esercito sale sul bus e prende tutti i passaporti, senza aggiungere nulla a voce.
Dopo averli ritirati tutti, ci dice di scendere dall'autobus. Mentre scendo mi chiedono quanti anni ho...
Ci mettono in fila, ci guardano, ridanno i passaporti ad alcuni di noi e gli dicono di andare in una direzione del check point. Poi si rivolgono ai rimasti, siamo noi due, quattro donne palestinesi, una donna con un bambino palestinesi. Ci dicono che non possiamo entrare a Gerusalemme perchè: "oggi possono entrare solo quelli che hanno più di 45 anni, provate a passare dal check point pedonale"...! . L'autobus se ne va..
Ci andiamo al check point pedonale, e qui, inizia l'orrore. Ci troviamo tutti schiacciati dentro ad un tunnel di gabbie di ferro, con tornelli elettronici. I tornelli vengono aperti dai soldati, quando vogliono loro. Sembra il corridoio di un allevamento intensivo di animali. Ogni tanto azionano il tornello, poi bloccano una donna dentro, e ridono. Ridono davanti a persone che per loro non sono umane e vengono umiliate, private della libertà di muoversi, di scegliere. Non possiamo tornare indietro e neppure andare avanti. Rimaniamo il quella gabbia nell'attesa che si apra il tornello circa mezz'ora. Poi, rispediscono indietro la donna col bambino. Ha gli occhi lucidi, le hanno detto che non può andare a Gerusalemme. Le chiedo "perchè?", ma mi dice che gli hanno solo detto "no".
Un'uomo che attende anche lui con la sua famiglia nella gabbia al mio fianco sinistro mi dice "cosa fareste? Cosa fareste se questo accadesse a voi, nel vostro Paese? Qui ci sono persone che hanno bisogno di andare di là per pregare, per andare all'ospedale, per andare a lavorare o a trovare la loro famiglia. Cosa accadrebbe se succedesse nel vostro Paese?. La risposta che ho dentro in quel momento non è quella giusta e commento solo che è orribile. Io e la mia collega ci guardiamo in continuazione e ci diciamo "restiamo umani, restiamo umani, dobbiamo restare umani o diventeremmo come loro che ci stanno facendo questo".
Arriva il nostro turno, passo il tornello, butto lo zaino sul nastro e sbatto passaporto sul vetro. Mi dice di andare, ma rimango lì ad aspettare la mia collega e l'uomo con tutta la sua famiglia. Passiamo tutti e crollo a piangere.
Oggi, siamo state non solo testimoni, ma abbiamo provato la privazione della libertà, la violenza sulla persona, l'umiliazione. Li denuncierò per questo e per numerosi crimini contro l'umanità dei quali sono testimone. Non che creda nei tribunali, sò che sono controllati da loro, ma lo farò ugualmente.
Allego foto scattate nella gabbia/corridoio e nel tornello (quest'ultimi crimini contro l'umanità in una terra che non è la loro, perchè la Terra ci ospita).
Domani al check point ci sarà la manifestazione, questa è la risposta.




Samantha Comizzoli

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