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giovedì 31 gennaio 2013

ZOO: TOP SECRET?


Lo zoo di Ravenna continua a riservarci colpi di scena e sorprese. Vi raccontiamo una vicenda di questi mesi che ha visto coinvolte diverse persone per la richiesta di atti pubblici riguardanti lo zoo. Il primo a vedersi l’accesso negato è Carlo Consiglio, presidente nazionale della LAC (lega abolizione caccia) che si è visto rispondere con un diniego del Ministero dell’Ambiente su atti pubblici riguardanti lo zoo di Ravenna, i secondi siamo noi di Ravenna PAC che si sono visti il medesimo diniego del Ministero e poi, chiedendone copia al Comune di Ravenna, la risposta “sono on line per la tempistica della procedura di screening”, ma on line mancava proprio l’allegato n.7…. Il terzo che si è visto negare sempre i medesimi atti e sempre con risposta del Ministero dell’Ambiente è l’Eurodeputato Andrea Zanoni.
Indovinate un po’ di che atti stiamo parlando…? Ma certo, proprio della licenza di giardino zoologico rilasciata dal Ministero dell’Ambiente. Si legge, infatti, dalla risposta del Ministero che Alfa 3000 non concede l’accesso agli atti. Qualcosa da nascondere?
Beh, forse la data (27 novembre 2012), che è ben post-apertura dello zoo. Peccato che Alfa 3000 abbia dovuto depositare copia della licenza presso il TAR dell’Emilia Romagna, vista l’imminente discussione del ricorso (14 febbraio). C’è bastato prendere visione degli atti depositati al TAR per avere la copia della licenza. Certo è che intanto con queste modalità top secret su atti pubblici il risultato è solo far impuntare chi lo zoo non lo vuole e fargli prendere altri provvedimenti. Curioso è poi, che il Ministero dell’Ambiente ha autorizzato sì le specie pericolose, ma parrebbe aver autorizzato solo due specie. E tutte le altre che sono nello zoo?
Intanto, cogliamo l’occasione, per annunciarvi che Osvaldo Paci è stato rinviato a giudizio per le lesioni provocate all’attivista che fu aggredita in quest’episodio...



L’udienza dinanzi al Giudice di Pace è per il 13 giugno per l’Art. 582 del c.p., la Comizzoli è convocata come teste.

mercoledì 8 agosto 2012

IL MALTRATTAMENTO ANIMALI NELLO ZOO






Con la presente divulghiamo ciò che è stato depositato in Procura circa un mese fa. Il carteggio riguarda il presunto maltrattamento agli animali nello zoo le Dune del Delta. Abbiamo redatto un breve video per la divulgazione, ma la versione integrale di un’ora e mezza è depositata anch’essa in Procura. Il tutto alla conoscenza anche del Giudice Lacentra che aveva mandato il nostro ricorso, presentato in civile, alla Procura affinchè indagassero sul maltrattamento.
Ciò che viene discusso in questo caso non varrebbe solo per lo zoo di Ravenna, ma per tutti quegli zoo che hanno tolto le piccole gabbie, ben camuffando la prigionia, ma con metodo gravissimo per l’etologia animale. Le immagini del video sono state girate da noi, quando in incognito, pagando il biglietto, siamo andati allo zoo.
Il video di 10 minuti, spiega alla fine l’ipotesi di maltrattamento che la Procura dovrebbe verificare.
Animal Liberation, Animal Freedom, Collettivo Byzatium, Cruelty Free, L'Occhio Verde, Ravenna Punto a Capo, Ravenna Viva.

domenica 22 aprile 2012

BIODIGESTORE A CASTIGLIONE DI RAVENNA

Qualche giorno fa la nostra associazione e il comitato contro il biodigestore di Savarna si sono accorti, dal calendario delle iniziative del PD pubblicato da Ravenna24ore, che il 19 aprile c’era un’assemblea pubblica a Castiglione di Ravenna per presentare…. un biodigestore! Ovviamente abbiamo partecipato, anche perché, alcuni di noi abitano proprio lì. Nessun volantino che informava i cittadini della serata, infatti, all’assemblea c’erano una ventina di persone di Castiglione. Fra il pubblico anche un socio di Agrisfera (coloro che costruiscono il biodigestore a Savarna). Apriva e moderava la serata il new entry consigliere Zampiga, relatori l’Assessora Roncuzzi e i tecnici (ovviamente Ing. Spazzoli e assistente). Questa triade è oramai famosa al popolo di youtube per le presentazioni dei biodigestori nella provincia di Ravenna. L’assessora ha più volte ribadito che la legge non li obbliga ad avvisare i cittadini perchè questi impianti sono al di sotto di un megawatt. Certo, che non li obbliga la legge, ma il rispetto, la morale, l’etica dove ce li hanno? Un altro impianto che non serve a nulla alla popolazione, che inquinerà, che aumenterà il traffico veicolare (proprio su strade turistiche) e che viene imposto da quest’amministrazione con soldi pubblici e senza creare posti di lavoro.

giovedì 5 aprile 2012

GLI ANIMALI SONO NELLO ZOO





Il 29 marzo abbiamo scoperto che Alfa 3000 ha introdotto gli animali nel zoo in costruzione alla Standiana. Abbiamo subito verificato ciò che già c’era stato messo nero su bianco dal Ministero dell’ambiente: sono sprovvisti di licenza. Parrebbe, infatti, che il Ministero debba ancora fare la supervisione, dopo di che passerà qualche mese per averla.
Questo significa che la dlg. 73/05 è stata disattesa. In merito verranno presi provvedimenti legali.
Gli animali sono attualmente lì, in prigione, vicino alla Statale Adriatica dove vedono e sentono ogni auto ed ogni tir che passa. Guardandoli negli occhi si percepisce solo un “perché c’hanno messo qui?”. Dovranno subire poi il traffico che inizierà fra poco e SE lo zoo aprirà il traffico interno, visto che il parco si visita in auto.
Riteniamo che tutto ciò sia uno scenario inaccettabile, pertanto oltre alle azioni legali doverose, lanciamo una CLASS ACTION contro il comune di Ravenna. I cittadini di Ravenna chiedono i danni perché un progetto così può solo danneggiare l’immagine culturale della nostra città. Una città che si candida a capitale della cultura non può, nel 2012, costruire un campo di prigionia e dire che è cultura. Questo è un danno d’immagine, oltre al danno, ben più grave che stanno subendo gli animali.
E’ altresì inaccettabile che un Comune favorisca e copra con omertà un esercizio che senza licenza e senza seguire il dovuto iter svolga la sua attività.
Il primo plico di firme contro lo zoo è già stato consegnato al ministero dell’Ambiente, la raccolta comunque, continua.
Al momento hanno aderito le associazioni: Animal Liberation, Animal Freedom, Collettivo Byzantium, Cruelty Free, Ravenna Punto a Capo, l’Occhio Verde, WWF Ravenna, Ravenna Viva.

mercoledì 28 marzo 2012

LA LIBERTA' IN UN SOL BATTITO D'ALI







Ravenna è una città magica, si riesce a vendere lo stagno come oro. Oggi siamo andati a visitare una strana voliera che si vede dall’Adriatica in località Fosso Ghiaia. Si tratta di una voliera enorme che contiene circa 100 cicogne. Le cicogne con tre battiti d’ali percorrono tutta la voliera e quindi si vedono con comportamento stressato andare avanti e indietro causa mancanza spazio. Fuori dalla voliera gli stessi tralicci che ci sono all’interno, così, da far appoggiare altre cicogne e magari farle stazionare poi nella stessa gabbia delle loro già carcerarie..
Nessun cartello, nessuna indicazione, almeno fino a quando non ci si addentra nel “parco” adiacente al Ristorante La Campaza: un vero e proprio zoo di volatili. Enorme, con ponti, cascate, ruscelli (tutto rigorosamente artificiale). Un po’ artificiali anche gli animali presenti, eh sì, perché è inverosimile che di tutti i volatili presenti nelle gabbie aperte sopra, non ce ne sia uno che voli….. situazioni del genere si vedono solo in uccelli con ali tarpate. Gli unici cartelli informativi presenti riportano il simbolo del ristorante, né quello della Provincia, né quello della Regione, né di nessun associazione. Nessuna protezione per gli animali dall’uomo, anzi, c’è anche un padellone per pescare le enormi carpe del lago e la zona “graticola” per cucinare direttamente gli animali.
Perfino i fenicotteri sono schiacciati in gran numero nelle gabbie e le anatre seguendo la corrente del ruscello, si trovano schiacciate contro la rete che delimita la gabbia.
Complimenti! Chi ha autorizzato tutto questo? Il bello è che i pochi articoli di stampa riportavano l’idea di riempire il cielo di Ravenna di cicogne. Per ora si sono riempite le gabbie, e il ristorante.
Regole delle CITES? Chi ha autorizzato le conosce? Regole per la protezione degli animali? Sicurezza? Si direbbe che a Ravenna chiunque abbia un po’ di giardino può costruirsi un piccolo zoo. Chiediamo agli enti interessati di rispondere in merito.

mercoledì 14 marzo 2012

LETTERA APERTA A CHI ASPETTA UN POSTO DI LAVORO DALLO ZOO

Sabato pomeriggio al banchetto raccolta firme contro lo zoo, a Cervia, è arrivata una persona che c’ha detto : “è colpa vostra se sono senza lavoro, dovevo lavorare allo zoo, ma Alfa 3000 ha detto che non potrà aprire prima di agosto per colpa degli animalisti”.
Indirizziamo a voi, che state aspettando un posto di lavoro dallo zoo, questa lettera:
“Siete senza lavoro, come molti di noi, perché questo Paese fa pena. Perché in questo Paese vengono dati finanziamenti pubblici per opere che non portano lavoro e sono inutili. Siete senza lavoro perché le banche danno finanziamenti a privati con le pezze al culo che sfruttano le persone così come sfruttano gli animali. Fino a farli morire sul lavoro. Siete senza lavoro, così come molti di noi, perché non c’è più il diritto al lavoro e stanno schiacciando i diritti dei lavoratori con contratti a chiamata, precari,con ritenuta d’acconto.. Noi non vogliamo che voi lavoriate allo zoo, non vogliamo che lo zoo apra e continueremo ad opporci e lavorare per ottenere questo risultato. Vorremmo però ,che voi lavoraste, con un contratto a tempo indeterminato, con diritti e rispetto. Per questo motivo, non stiamo solo qui a dire “NO”ma, proponiamo che in quel sito costruito da Alfa 3000 venga realizzato un centro soccorso animali, una zona di stallo per le cure, per animali che poi vengano rimessi in libertà, un fiore all’occhiello per l’Emilia Romagna. Da dove si prendono i soldi? Semplice, il Comune di Ravenna ha già incassato i soldi di Alfa 3000 per la concessione del terreno e Alfa 3000 ha già eseguito i lavori a proprie spese, e il Comune può retrocedere dal contratto in qualsiasi momento senza pagare penale ed usufruire dei lavori fatti da Alfa 3000 (cit. dal contratto). Quindi, i soldi li ha il Comune, il sito è pronto, il lavoro ci sarebbe purchè etico e di rispetto. Per questo discorso, allora si, ci siamo e siamo pronti a metterci ad un tavolo organizzativo con l’amministrazione pubblica. Un abbraccio a voi tutti che, come molti di noi, siete senza lavoro ”

venerdì 22 aprile 2011

UNA GRAN PUZZA




Ieri sera siamo ritornati presso l’aula magna della Scuola di San Pietro in Campiano per un’assemblea pubblica indetta dai cittadini, il tema era il medesimo di 4 anni fa: il biodigestore, questa volta però per un nuovo biodigstore di prossima costruzione. Alla precedente assemblea, in un'aula gremita da circa 400 persone, i cittadini erano arrabbiati perché non avevano ricevuto alcuna informazione sull’intenzione di costruirgli proprio davanti a casa una centrale di biomasse e c'era molta preoccupazione sul futuro. Adesso sono passati 4 anni e cos’ è accaduto? Solo conseguenze prevedibili: odori acri e nauseabondi che non permettono nemmeno di aprire le finestre, scarichi sospetti (schiuma e fluido scuro) nell’acqua dei canali di scolo che viene utilizzata per l’irrigazione dei campi, mezzi di trasporto che vanno su e giù trasportando gli scarti adatti per le biomasse (che non profumano certo di rose), conseguente svalutazione degli immobili. Ma, udite udite….. L’azienda ne vuole costruire un altro, sempre lì, e nuovamente i cittadini , come al solito, lo apprendono quando l’iter autorizzativo è già concluso. Se erano arrabbiati neri 4 anni fa, figuriamoci adesso…
Ci sono però, balzati all’occhio, alcuni particolari di questa vicenda che continueremo a seguire con estrema attenzione: dal sito dell’azienda, la Agrienergy srl (Gruppo Bagioni), si evince che queste centrali di biomasse, la stessa Agrienergy, e le altre due aziende sempre del gruppo Bagioni (la Euroforaggi e la Geo Romagna), fanno parte del progetto Seq-Cure. L’aspetto che ci fa nascere molte perplessità è che il progetto Seq-Cure ha fra i co-finanziatori la Regione Emilia Romagna, la Provincia di Ravenna, Hera, Enìa, Caviro e fra i partners varie aziende, fra le quali anche Terremerse. Perdonateci, ma la Regione e la Provincia autorizzano una centrale privata della quale loro stessi sono finanziatori, non c’è un leggero conflitto d’interesse?Il controllato che dovrebbe autorizzare il controllore?
Inoltre ci chiediamo, ma quante volte li prende i soldi pubblici quest’azienda privata? Un primo ingente finanziamento arriva perché sarebbe fonte di energia "rinnovabile”, un secondo dai certificati verdi, un terzo dal co-finanziamento della Regione, un quarto dal co-finanziamento della Provincia e un quinto da Hera (società metà pubblica e metà privata)? Questi sono tutti soldi pubblici, cioè nostri, oltretutto per un progetto che ci sta creando disagi e che non vogliamo e per un impianto che produce pochissima energia per quella che consuma. Questo impianto costa ed esiste (ed è un business) solo grazie ai lauti finanziamenti pubblici.
Avremmo avuto molte domande da fare ieri sera, così come i cittadini presenti. Peccato che all’assemblea non si sia presentata alcuna carica istituzionale. L’assessore (urbanistica) non ha ritenuto opportuno partecipare causa campagna elettorale in corso… Certo, perché affrontare i cittadini in una situazione simile non avrebbe sicuramente giocato a favore. La diserzione alle assemblee cittadine dev’essere ciò che caratterizza questa campagna elettorale dove il politico di turno si presenta solo all'assemblea accondiscendente.
C’era però l’ingegnere progettista delle due centrali, Ennio Spazzoli, che non poteva rispondere a tutti i nostri quesiti, ma solo a quelli tecnici. Un po’ difficile porli, visto che come al solito nessuno mostra il progetto. Oggi, però, una domandina in più per l’Ing. Spazzoli ce l’avremmo: Ing. Spazzoli, Lei è ancora il direttore della discarica di Belladanza per la quale avrebbe eseguito lo studio di fattibilità per conto della Sogepu, della quale però risulterebbe essere il direttore? Già il Comitato “Stop Belladanza” le fece notare, anche qui, un leggero confitto d’interessi ed un controllato che si fa le autorizzazioni in casa...
Belladanza potrebbe essere la protagonista di un disastro ecologico a causa di questa discarica (così dice il Comitato). Non ci sembra proprio che questa sia la strada giusta da seguire.

giovedì 31 marzo 2011

EVENTO IMPERDIBILE: BI-BO E MARCHIONNE IN FONDERIA










 BI-BO E MARCHIONNE IN FONDERIA
Domenica 3 aprile Ravenna Punto a Capo, grazie alla collaborazione con Lorenzo Alberghini di Primavera Urbana di Bologna, porta il BI-BO a Ravenna. Il BI-BO è la bicicletta/risciò per trasporto passeggeri a energia solare e pedalata assistita che da un anno sta trasportando gratuitamente persone a Bologna. Una realtà che vorremmo realizzare anche qui a Ravenna in collaborazione con i negozi del centro storico così da risolvere il problema trasporti e chiusura al traffico delle auto. Si creerebbero nuovi posti di lavoro, così come è accaduto a Roma con il progetto del Ministero della Giustizia per l’integrazione degli ex detenuti. Primavera Urbana a Bologna è un’associazione di volontariato che mira alla chiusura del centro storico e a meno inquinamento ambientale. Porteremo qui a Ravenna il BI-Bo, per permettere a tutti di salirci e farci un giro, dalle ore 16,30 di domenica 3 aprile in centro storico.
La giornata seguirà con un evento presso la Sala D’Attorre in via Ponte Marino n. 2: “Marchionne in fonderia”. Proiezione del documentario di Lorenzo Alberghini, sulla FIAT di Termini Imerese e confronto con le fabbriche autogestite dagli operai in Argentina. Seguirà dibattito con l’autore e con i dipendenti della Vinyls. Modera la candidata sindaco Samantha Comizzoli.
Inizio ore 21,00, ingresso libero.

domenica 20 marzo 2011

ZUCCHERO AMARO


Con molta amarezza commentiamo la delibera per la riconversione dell’Ex zuccherificio Eridania di Russi in centrale biomasse. Il Partito Democratico ha applicato in toto la politica antidemocratica: con il metodo delle tre scimmie (non vedo, non sento, non parlo), anche davanti alle proteste dei suoi iscritti. Non ha esitato a “farsi tutto in casa” così come nella migliori tradizioni del PD. La centrale Power Crop viene definita, da Bosi, “autentico volano per lo sviluppo di Russi”. Purtroppo il volano ci arriverà a tutti nel posto giusto ed è meglio traducibile con danno alla salute. E’ un volano che non guarda in faccia nessuno. Eh si, che il PD si rivolge ai cittadini con un “NO AL NUCLEARE” , poi però ci schiaffa inceneritori davanti alla finestra, nei centri cittadini, nelle campagne. Un gran business, non c’è che dire! Sicuramente promesse fatte e poi mantenute, così coma ha dichiarato il Sindaco Retini.
Ringraziamo chi in questi anni ha lavorato con costanza per studiare il progetto, richiedere atti (a volte, ci sembra di ricordare, mai arrivati), produrre osservazioni; questo tutto per salvare la vita ai cittadini. Concludiamo con una frase del Prof. Tomatis “le generazioni avvenire non ci perdoneranno il danno che gli stiamo arrecando”, con la speranza che intanto un bel danno lo subisca il PD alle prox amministrative in nome della “gasatura” alla quale ci sottopone. Questo sempre per la logica del “volano”…….

martedì 22 febbraio 2011

E I PIATTI DOCCIA SONO ANCORA LI'...


Circa due settimane fa abbiamo segnalato mediante immagini video e breve articolo pubblicato sulla stampa locale, la discarica in via Dismano formatasi per un ribaltamento di un mezzo di trasporto 3 settimane precedenti. La montagna di piatti doccia e altri generi è ancora lì, visibile a tutti. Una bella immagine per una città candidata a capitale della cultura, cultura di che cosa? Del degrado?

Invitiamo nuovamente i servizi preposti a rimuovere il tutto,oppure via Dismano fa Repubblica a sé e quindi dobbiamo chiederlo a qualcun’ altro?

sabato 12 febbraio 2011

CESSI GRATIS!



Circa tre settimane fa un mezzo di trasporto di ribalta sulla E 45 nei pressi di Osteria, proprio vicino all'ex allevamento lager Guberti. Tutto il carico finisce nella zona sottostante, e lì è rimasto.
Non si tratta certo, di rifiuti pericolosi, ma vedere uno scempio simile in mezzo ala campagna, è inaccettabile. Inizialmente qualche persona si è pure portata via qualche piatto doccia in buono stato, dopo si è passati alla "fase 2": aggiungere altri rifiuti, poiché il rusco porta rusco...
Una nostra attivista ha telefonato alla Polizia Municipale, sapendo che era stato istituito un nucleo apposito per l'ambiente, ma le è stato risposto di scrivere un esposto. Quindi, solito iter della Procura... Alla sua domanda "ma allora cosa fa il nucleo per l'ambiente della Polizia Municipale?". Le è stato risposto "la saluto" e chiusura della comunicazione.
Il tempo passa, e il rusco a cielo aperto aumenta, sarà mai possibile che dobbiamo riempire la Procura di esposti inutili, quando basta una segnalazione?



sabato 13 novembre 2010

Non è mai abbastanza: no alla centrale a biomasse di Russi

Non basta Clan-destino, non basta il premio Nobel Dario Fo, non basta Grillo, non basta il PDL, non basta il Movimento 5 stelle, non basta Libera Russi, e ci fermiamo qui.... Non bastano tutte queste voci di “no” ai nostri dipendenti seduti in Comune per fermare la centrale di Russi. Anche Ravenna Punto a capo dice “no”, banale dirlo, ma evidentemente non è mai abbastanza.
Un progetto insostenibile con la materia locale, pertanto sarà importata da altrove e ricordiamo in merito che già importiamo mille cinquecento metri cubi l’anno di legno da tutto il mondo, un consumo energetico che sta mettendo in seria crisi il nostro ambiente e anche l’industria del mobile che inizia a sentire della carenza di legno. Lo scopo di tutto questo? Bruciare il legno per far funzionare le “bio”masse.
Evitiamo di chiamarle “bio”, cos’hanno di bio? Disboscamento, impiego altissimo di energia per il trasporto, fumi che escono dai loro camini e che noi ci respiriamo. Certo, godono dei certificati verdi (ex cip 6), le quote pagate da chi inquina per finanziare chi produce energia da fonti rinnovabili, peccato che se una fonte non è sul posto o è in esaurimento non è “rinnovabile”, al massimo sarà “importabile”. Di “bio” non c’è proprio nulla, quindi chiamiamo le
centrali con il loro nome: inceneritori.
Ecco cosa viene offerto ai lavoratori dell’Eridania, un bell’inceneritore in cui lavorare e i sindacati puntano pure i piedi affinchè avvenga la riconversione
... Non hanno il diritto alla salute i lavoratori iscritti ai sindacati?Forse no, forse non sono più gli anni 80, quando gli grattavamo via dalla gola i nostri diritti. Fortuna che ogni tanto c’è chi ,senza far nemmeno tanto notizia, si adopera con coraggio per la propria vita e per quella di tutti. Come gli operai della centrale di Argenta, che spaventati da ciò che dovevano incenerire lì dentro hanno
presentato denuncia, alla quale è seguito il sequestro dell’impianto. Ciò che ci stupisce è che a Ravenna è già in corso la campagna elettorale e si parla di green economy.....ma di cosa state parlando?Mettiamo la parola bio anche davanti al rifiuto tossico fra un po’, per raccontarla ai cittadini. Almeno siate coerenti con le vostre scelte, fatevi un logo elettorale con il simbolo dell’inceneritore, così vi riconosceranno subito. Concludiamo con un invito agli imprenditori che
continuano a presentare di questi progetti: andatevene da qui, lasciate spazio agli imprenditori illuminati, abbiam bisogno di lavorare senza crepare.

giovedì 4 novembre 2010

Fumo negli occhi


In riferimento al "disegno animato" dell'INCENERITORE sul sito di Hera, ecco ns. c.s.:
I “termovalorizzatori” non esistono. La parola “termovalorizzatore” non esiste, è stata inventata da chi ha le mani su questo mercato ber buttarci il loro fumo negli occhi. Provate voi stessi a scriverlo al vostro pc, vi darà sempre errore. Sono INCENERITORI, che bruciano e dal loro camino emettono polveri, nano particelle e diossina. Fino a quando verrà raccontata una realtà mistificata, non capiremo mai che danno ci stanno facendo. Cerchiamo in pochi brevi punti di analizzare l’inceneritore.
Aspetto economico: l’energia prodotta dall’incenerimento è una perdita in realtà, poiché l’energia impiegata per fabbricare, trasportare e distribuire i materiali che vengono inceneriti, è nettamente maggiore. I rifiuti sono “materia” e se si distrugge una materia, bisogna rifarla. Quindi altra perdita. Pochi posti di lavoro perché per riempire un buco e poi svuotarlo per bruciarne il contenuto non richiede un gran chè (nemmeno di progettazione e d’intelligenza, la camorra lo fa da anni).
Aspetto logistico: produciamo troppi rifiuti, le discariche dove si deposita il raccolto prima di essere incenerito, aumentano, così come aumentano gli abitanti e i loro consumi. Le città crescono e aumentano i loro confini territoriali, presto, molto presto, le villette a schiera avranno la vista sulla montagna di monnezza, gli orti già ci son vicini ora. Ogni 3 tonnellate di rifiuti bruciati, ne resta una tonnellata, che da qualche parte dovrà pur andare…
Aspetto ambiente/salute: eccoci al top. L’inceneritore è sicuramente redditizio, produce malati e morti, l’industria del cancro è fiorente. Ma questo non siamo noi a dirlo (i soliti ambientalisti rompi…).
- Parla l’I.S.D.E. (Associazione Medici per l’Ambiente riconosciuta da Agenzie quali l’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite.) comunicando da numerose ricerche epidemiologiche, risultati più che allarmanti nelle popolazioni vicine agli inceneritori.
- Parla il Dott. Stefano Montanari e la Dott. Gatti (Nanodiagnostics) scopritori, grazie alla loro ricerca, delle nanoparticelle. Ascoltati anche dalla Camera dei Lords in Inghilterra e in tutto il mondo.
- Parla il Dott. Paul Connett (USA) che gira da 22 anni il mondo facendo conferenze proprio sui danni da inceneritori e dalla scelta in città internazionali di chiuderli per salvare la popolazione.
- Parla il processo in corso a Forlì per la morte di un bimbo di 8 anni, che abitava vicino all’inceneritore. Nel suo pancreas sono state trovate nano particelle di cadmio, cromo, tungsteno e altri metalli. Materiali che non escono certo da tubo di scappamento di un’auto.
E poi parla il Dott. Veronesi (chirurgo plastico e non oncologo come molti pensano) che grazie al suo staff di oncologi che gli hanno “giurato” che l’inceneritore non fa danni porta avanti la sua industria finanziata proprio dalle ditte proprietarie di inceneritori o affini. Peccato che proprio negli ultimi mesi vi sia un’accusa pesante: nella traduzione dall’inglese all’italiano di un testo nel quaderni di Ingegneria Ambientale - Parte II “L’Impatto Sanitario” N. 45 pag. 54-55, 2007, e successivamente e ripreso in un documento ufficiale della “Regione Sicilia - Agenzia Regionale per i Rifiuti e per le Acque” sul “Recupero di energia dai rifiuti - Parte II” di Elliott, sia stato cambiato il senso di ciò che dicevano gli autori, modificando o omettendo i risultati emersi dall’indagine epidemiologica fatta sugli abitanti che abitano vicino agli inceneritori al fine di dichiarare la “non pericolosità”.
Le alternative ci sono già, sono già partire in diversi Comuni italiani, così come le realtà imprenditoriali che hanno portato posti di lavoro. Ma a Ravenna non vi è alcuna intenzione di intraprenderle. Piccoli personaggi, forse gli scienziati e i medici, che Hera e la nostra amministrazione continueranno ad ignorare, così come è stata ignorata la vicenda Cosentino e il clan dei casalesi. Il sottosegretario è stato accusato da due pentiti di essere legato con Hera Comm Mediterranea al clan dei casalesi, indagine della Procura di Napoli. Due ordini d’arresto per lui, ma il nostro governo si oppose. Tutto tace, noi crepiamo e giù botte a chi si mette davanti a un compattatore portatore di morte per i nostri figli. Nel frattempo guardiamoci il disegno in movimento dell’INCENERITORE nel sito di Hera , come se fosse un cartone animato.

Ravenna Punto a Capo

sabato 9 ottobre 2010

Amianto nell'acqua potabile, la risposta di Hera

In rif. alla richiesta fatta da un membro di Ravenna Punto a Capo, sulla possibile presenza di tubature dell’acqua in amianto, restiamo scioccati dalla risposta data da Hera Comm s.r.l..Nella lettera di Hera leggiamo :
“Negli anni tra il 1950 e il 1980 il fibrocemento, cioè il cemento “armato” con fibre generalmente a base di amianto, grazie alle buone caratteristiche fisico-meccaniche e di resistenza alla corrosione chimica, alla facilità di posa e al
prezzo contenuto, ha riscontrato un notevole successo di mercato.
Per molti anni, anche per via dell’assenza di altri materiali competitivi per
qualità e costo, sono state quindi diffusamente realizzate reti idriche in
fibrocemento. In Italia, la Legge 27/03/1992 n° 257 ha posto il divieto di produrre e
commercializzare i prodotti in cemento-amianto, non vietando cioè l’utilizzo
delle condotte già in esercizio. Le condotte posate, con la progressiva sostituzione per rotture accidentali, verranno eliminate nel tempo”.
Questa prima parte della risposta merita già un commento sull’interpretazione della legge, poiché nell’Art 1 comma 2 vi è allegata la tabella ove vengono citate le diverse tipologie d’amianto da bonificare, fra queste si legge “b) tubi, canalizzazioni e contenitori per il trasporto e lo stoccaggio di fluidi, ad uso civile e industriale (due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge)”. Le condutture dell’acqua non parrebbero tubi per il trasporto di fluidi?
La lettera di risposta continua con “L’estrema pericolosità per la salute umana deriva dalle polveri di amianto (asbestosi) e dalle fibre (mesotelioma), quando assorbite per via inalatoria. Numerosi studi e controlli eseguiti, mostrano un differente comportamento dell’
amianto in ambiente umido, come nel caso di una condotta idrica.
E’ stato constatato un miglioramento delle caratteristiche di resistenza che
porta a considerare inesistente il rischio reale di cessione di fibre di
amianto all’acqua trasportata, specialmente quando (come nel caso di Ravenna)
si forma uno strato protettivo di carbonato di calcio sulla superficie interna
delle tubazioni”.
Il danno provocato dall’amianto per via respiratoria è stato provato con sentenza, ma per quanto riguarda i danni per ingestione non vi sono né sentenze né dati certi, ma sicuramente i dati che ci sono non sono rassicuranti, anche se non essendoci valori di riferimento mondiali a causa della scarsa sperimentazione, vorremmo intanto considerare ciò che accadde a Bologna nel 1998. La ASL e ARPA di Bologna, infatti, misero in atto un campionamento delle fibre di amianto dal 1998 al 2005 nell'acquedotto locale, che raggiungeva circa 400.000 abitanti. Il 5.8% dei campioni era positivo e in alcune zone le concentrazioni di asbesto hanno permesso di individuare delle tubazioni del centro storico sede di rotture e di rilascio di fibre. Inizialmente le lesioni sono state riparate, poi, per il persistere di asbesto nell'acqua, è stata ridotta la pressione nelle condutture. I limiti di questi studi sono la mancanza di standard internazionali e la variabilità nei dosaggi, ma stanno ad indicare che qualche problema c'è.
Ma è nella parte finale della risposta di Hera che vediamo il “buco nero”: “HERA Ravenna ha inoltre adottato una procedura interna che in caso di rottura
di condotta in fibrocemento prevede accorgimenti tali da impedire dispersione
di materiale, sia all’interno della condotta stessa, che nell’ambiente”. E cioè? Quale sarebbe questa procedura interna che ci mette al sicuro?
Premettendo che Hera in questa risposta ha tralasciato due particolari importanti:
- “l’allacciamento dei tubi” alla conduttura principale (in amianto), che parrebbe avvenire mediante trivellino che fora il tubo portante con allacciamento del tubo piccolo a modi polipo, ma senza l’asportazione dei residui forati che scorrerebbero via nella conduttura principale.
- “la bava degli alberi”, poiché le nostre tubature perdono (ahimè) qualche gocciolina d’acqua, gli alberi fanno dalle radici delle bave che si avvicinano alla fonte d’acqua sempre di più diventando radici cospicue e rompendo il tubo nella zona di fuoriuscita.
Ridurre tutte le rotture dei tubi alla sola aggressività dell’acqua parrebbe riduttivo e superficiale davanti a una problematica come quella dell’amianto, tenendo anche conto che per la bonifica dell’amianto per enti o imprese esistono finanziamenti statali secondo sempre la legge del 27 marzo 1992 n. 257. Chiediamo, quindi, ad Hera una maggiore professionalità su questa problematica e al nostro Comune maggior informazione ai cittadini in primis e di avvalersi dei finanziamenti per l’immediata sostituzione delle tubature in amianto esistenti sul territorio ravennate e confermatane la presenza in questa risposta di Hera Comm s.r.l..
Difendiamo la nostra acqua!



Ravenna Punto a Capo

martedì 5 ottobre 2010

Trasparenza sullo zoo

Non vi è alcuna intenzionalità di polemica in questa nostra richiesta, ma solo una legittima istanza di trasparenza, atta a capire chi costruisce sul nostro territorio. Quando la settimana scorsa abbiamo girato un video sul cantiere dello zoo a Ravenna abbiamo letto dal cartello affisso all’ingresso del cantiere che l’Ing. Elio Schiavone parrebbe avere tre incarichi: impresa esecutrice dei lavori, responsabile dei lavori e coordinatore dei lavori. Sembrandoci il fatto un po' atipico e non conoscendo l’impresa dell’Ingegnere, che è a Fasano in Puglia, abbiamo ricercato su internet un po’ di informazioni. Purtroppo nel sito www.ingschiavone.it cliccando sul “curriculum vitae” e su “lavori svolti” appaiono due pagine vuote pertanto non vi è alcuna informazione. Essendo il progetto zoo di quattrocentomila metri quadri, lungamente discusso e contestato e che sarà di nuovo oggetto di discussione al TAR dell’Emilia Romagna, sarebbe cosa gradita avere quella minima trasparenza verso i cittadini così da dissipare ogni dubbio o domanda. Già continuiamo a domandarci se l’azienda realizzatrice dello zoo, Alfa 3000, che dichiara come capitale sociale 11 mila euro, non sia un po’ troppo ambiziosa nel voler realizzare un progetto di tali dimensioni, in più non sappiamo neppure chi sia a svolgere i lavori. Forse la scappatoia del centro commerciale “Eurolandia”, che inginocchierà gli artigiani del forese, risolverà tutti i possibili problemi finanziari. Tanto per alcuni la vita di un animale non vale nulla... Così mentre una piccola associazione come la nostra pubblica online curricula e bilancio, i cittadini non possono neppure sapere chi e con quali capitali costruirà su di un terreno comunale un'opera di così grandi dimensioni e con un impatto così rilevante sulla propria vita.

Ravenna Punto a Capo

domenica 3 ottobre 2010

Zoo a Ravenna?

Siamo andati a vedere come procedono i lavori per la costruzione dello zoo a Ravenna nonostante il ricorso presentato al TAR