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venerdì 21 gennaio 2011

L’ipocrisia della casta anche sul sigarone


Visto che da giorni si sta discutendo del magazzino ex Sir, cosiddetto “sigarone” presso la Darsena di Ravenna, esprimiamo il nostro dissenso a voler salvare il capannone. Non possiamo, infatti, chiamarla “opera” poichè non lo è. La costruzione non è del Nervi, ma è una costruzione di Alcea, presa dal modello del Nervi che è nelle Marche. Tutto questa grande battaglia per salvare l’opera del Nervi, quindi, è una farsa. E lo è non solo perché non è del Nervi, ma perché a prima vista (e anche in seconda vista) il capannone è bello proporzionalmente a ciò che lo circonda, cioè pari a sing-sing. Un pollaio nel quale non vorremmo mai esser rinchiusi. E’ l’emblema dell’architettura/cementificazione avvenuta negli anni scorsi a Ravenna, che l’ha invasa con strutture orribili. Crediamo, che molti cittadini, guardandolo si siano detti “ma è bello questo coso qui?”. Fidatevi dei vostri occhi, che riconoscono il bello, e ciò che è brutto. Proprio perché questa costruzione incarna una cattiva amministrazione del territorio e costruzioni orrende, fatte anche con soldi pubblici, per noi sarebbe da radere al suolo. Abbiamo avuto davanti agli occhi per troppi anni una brutta edilizia, ce la volete togliere e lasciar spazio a spazi liberi, per favore?

Chi ha abbracciato questa battaglia, dov’era, mesi fa, quando portammo all’attenzione della stampa il degrado (oramai imminente crollo) di Villa Ginanni Fantuzzi a S.Stefano (Ravenna), che quella sì è opera da salvare (appartenente al Morigia) e bella a qualsiasi vista?

L’ipocrisia della casta continua e si rivela anche attraverso “nuovi movimenti”.

martedì 1 giugno 2010

Cos'era e cos'è Villa Ginanni



Qualche giorno fa abbiamo realizzato un video che documenta lo stato di degrado di Villa Ginanni, edificio storico situato lungo via Cella tra le località di Santo Stefano e Carraie a Ravenna.
Filmammo solo la facciata della Villa settecentesca (che poi è tutto ciò che è rimasto in piedi). Basta, infatti girare intorno alla costruzione per vedere che il resto è già tutto crollato, tetto compreso, così come la casa rurale annessa. La piccola cappella adiacente sta perdendo anch’essa il tetto.
Vedendo che sta crollando davanti alla totale indifferenza tentiamo, quindi, di far capire quale nostro patrimonio stiamo perdendo.
La Villa è stata fatta costruire da Prospero Ginanni, vescovo di Cervia poi divenuto cardinale, e fratello di Francesco, autore tra l'altro di “Storia civile e naturale delle pinete ravennati”.Nel 1817 il ramo principale della famiglia Ginanni mutò il proprio nome, aggiungendo il casato dei Fantuzzi grazie a Marcantonio erede del patrimonio del conte Giuseppe Fantuzzi, figlio di Marco, quel Marco Fantuzzi autore delle famose “memorie ravennati” che, deluso delle cose e degli uomini politici ravennati si trasferì a Pesaro dove morì. In seguito la Villa fu anche residenza dell’Arma dei Carabinieri. Nel timpano del frontone sarebbe riconoscibile lo stemma del casato.
Da antica foto si vede il bellissimo cancello in ferro (sparito) recante lo stemma della famiglia (sparito anch'esso) ,i vasi in marmo con decorazioni di piante in bronzo (spariti).
Nel 1996 la Villa, che è sempre stata di proprietà privata, viene venduta alla Immobiliare Santo Stefano s.r.l. di Bologna.
Ecco, siamo arrivati ad oggi, con la Villa così come la vedete, senza buona parte della sua bellezza e della sua ricchezza che doveva essere agli occhi di tutti. Eppure qualcuno ha messo la targa dorata che identifica la Villa su uno dei pilastri, non era quindi una costruzione nascosta o di cui si fosse perduta memoria.
Il fatto che la villa fosse proprietà privata non incide sul fatto che il Comune possa imporre gli interventi necessari alla conservazione di un bene tutelato. Ciò che chiediamo è: perché si è lasciato crollare quasi tutto?
In poche parole ….. Sindaco, Lei dispone della responsabilità di ciò che è sul territorio del Comune e possiede anche l’unico potere che serve: fare le ordinanze. Allora, perché non ha emesso ordinanza per imporre il restauro della Villa?

domenica 23 maggio 2010

Villa Ginanni ed il nuovo cemento che avanza- il video

Lo stato di abbandono di Villa Ginanni ed il nuovo cemento che avanza

A pochi km da Ravenna lungo la via Cella, in mezzo alla campagna del forese, incontriamo Villa Ginanni. Fra la carraia Ginanni e la via Aldo Moro sorge questa splendida villa, realizzata dall'architetto ravennate Camillo Morigia, autore tra le altre cose della Tomba di Dante a Ravenna, nel 1775. Il palazzo è in uno stato d’abbandono e degrado inverosimile. E’ crollato il tetto, la vegetazione ha ricoperto buona parte della struttura e nemmeno la cappella privata si intravede più.
La storia e la cultura della Romagna che vengono abbandonate, dimenticate. Forse c’è l’intenzione di dimenticare o cancellare il nostro passato per lasciar spazio al presente: rotonde e cemento anche dove sembrano inutili.
Sempre seguendo la via Cella si arriva al centro (piazza costituita da colata di cemento per parcheggio auto) del paese di Carraie. L’erba delle aiuole, che dovrebbero ornare il parcheggio, è incolta e arriva fino a un mt. d’altezza, provocando le giuste lamentele dei residenti.
Siamo alla periferia della periferia la dove i cittadini forse contano meno dei cittadini di serie B.
Eppure qualcuno investe in questa zona, ecco quindi il nuovo Re Mida che costruisce uno nuova urbanizzazione, con una rotonda gigantesca e che si impone allo sfondo del cimitero della zona, nel silenzio.
Cemento, cemento e asfalto. Distruzione della campagna circostante, abbandono delle bellezze architettoniche ravennati. Questa è la città che si candida a “capitale della cultura”, molto lontana dalla poetica e suggestiva Romagna di Federico Fellini . Lontana dai braccianti e dagli scariolanti che hanno costruito questi paesi pur essendo in miseria e che ora vedono avanzare senza rispetto il cemento sotto le loro case.
Per chi è tutto questo? Per chi voleva vivere in campagna? O per i non-abitanti delle nuove costruzioni (la maggior parte sono invendute)? O per i nostri figli?
Ma a chi amministra Ravenna, non è venuto in mente che la cementificazione sfrenata non la vuole nessuno? Perché le imprese edili della zona non vengono impegnate in opere di ristrutturazione, riqualificazione o costruzione di case passive?
Non sarebbe possibile guardare al passato con un po’ più di rispetto e volgere lo sguardo al futuro con un po’ più d’umiltà?
Speriamo che qualcun'altro la pensi come noi.