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domenica 13 febbraio 2011
sabato 22 gennaio 2011
sabato 3 aprile 2010
Galletti Abbiosi: spunta anche la P2

Continuando a leggere atti e documenti storici sulla vicenda dell'eredità Galletti-Abbiosi spuntano di continuo nomi e notizie interessanti.
Sfogliano il volume pubblicato dalla Casa Matha « Storia del lascito Galletti Abbiosi », al capo VIII (disposizioni generali) troviamo un nome eccellente: Giordano Gamberini.
Gamberini figura nella commissione amministratrice dell'orfanatrofio alla data del 25 settembre 1968. Basta una breve ricerca su internet per scoprire che il nome di questo oscuro personaggio appare più volte associato ad un mome molto più celebre, quello di Licio Gelli, « Venerabile Maestro » della celeberrima loggia massonica P2.
Giordano Gamberini fu agente della CIA e vescovo valdese, responsabile della repentina scalata ai veritici della massoneria italiana di Licio Gelli nella P2, facendogli proseguire l'opera iniziata da Frank Bruno Gigliotti, altro prete agente della CIA e responsabile del risanamento della mafia in Italia.
Già Gran Maestro nei primi anni '60 del GOI (Il Grande Oriente d'Italia), durante l'ultimo suo periodo alla guida Gamberini fece entrare nell'ordine numerosi militari che gli erano stati segnalati da Gelli.
Nei progetti del Gran Maestro Gamberini vi era la riunificazione delle due famiglie massoniche di "Palazzo Giustiniani" e quella di "Piazza del Gesù" (quest'ultima nata da una scissione negli anni sessanta avvenuta nella Serenissima Gran Loggia d'Italia), guidata da Francesco Bellantonio, ex funzionario dell'ENI e parente di Michele Sindona.
Gamberini fu direttore nel 1966 della "Rivista Massonica"e militò nelle file del Partito Social Democratico Italiano.
Negli anni '70 per il GOI la Loggia P2 era ufficialmente ormai sospesa, ma in pratica questa continuava ad esistere come gruppo gestito direttamente da Gelli, mantenendo comunque rapporti (documentati dalla commissione) con Salvini, Gamberini (che dopo il 1976, nella sua veste di ex Gran Maestro, continuò a celebrare molte iniziazioni per conto della Loggia P2) e gli alti vertici della massoneria.
Sin intorbidisce sempre di più, dunque, la vicenda Galletti Abbiosi, chissà, scorrendo i documenti che coprono oltre un secolo di storia ravennate, quanto altro marcio troveremo?
Galletti Abbiosi: sete di giustizia
In un pomeriggio del marzo 2010 abbiamo incontrato Cristina Rizzi, una bella signora che ha con sé una valigetta che contiene letteralmente un secolo di storia di Ravenna. Storia che andrebbe riscritta a giudicare dalla vicenda che segue….
La madre di Cristina, orfana di entrambi i genitori, soggiornò nell’istituto “Galletti Abbiosi” di Ravenna dal 1946 al 1954. Un delle tante, una delle 339 orfanelle che ora parrebbero ereditiere dell'immenso patrimonio di colui che volle l’orfanatrofio nel 1897, vale a dire il Conte Galletti Abbiosi. E’ noto dalla stampa locale e nazionale che nel marzo 2009 è stata intentata una causa per petizione dell’eredità del Conte da parte di una ventina di orfane, mentre sul fronte penale è stato avviato un procedimento per il reato di malversazione di fondi del Giubileo nel corso della ristrutturazione dell'attuale “Ostello Galletti Abbiosi”..
Il Conte, infatti, proprietario di mezza Ravenna stipulò dinnanzi ad un Notaio un Testamento secondo cui al momento della morte di sua moglie Gertrude Lovatelli, tutto il suo patrimonio sarebbe dovuto andare all'educazione delle orfanelle ospitate nell'Istituto e, in caso di chiusura dello stesso, alle ragazze stesse. Patrimonio ricchissimo, successivamente incrementato nel corso degli anni grazie da ulteriori donazioni di altri ricchi signori di Ravenna, parliamo di terreni, ville, poderi, gioielli, case coloniche, quasi un feudo, insomma.
Sempre nel dettagliatissimo Testamento il Conte lasciò l’incarico di amministrare il patrimonio, fino alla chiusura dell’orfanatrofio o alla violazione del Testamento, alle seguenti eminenti Isituzioni della città: Comune, Cassa di Risparmio, Curia e Casa Matha (quest’ultima è un’associazione di personaggi illustri di Ravenna). Ai giorni nostri il tutto è tradotto nelle figure d
el Sindaco, il Presidente della Fondazione della Cassa, la Chiesa e il “massaro” della Casa Matha.
Nel 1975 l’orfanatrofio viene chiuso e poi successivamente restaurato per trasformarlo in Hotel di lusso, parrebbe usando i fondi del Giubileo in maniera quantomeno dubbia. Le orfanelle invece furono buttare per strada senza il denaro che gli spettava e con un passato di stenti e fame subito all'interno dell'orfanotrofio.
Siamo quindi arrivati ai giorni nostri, tralasciando tutte le alterne vicende di un patrimonio che ha attraversato un secolo di storia. Nella valigetta di Cristina ci sono atti di vendita, di cessione, poderi rasi al suolo, terreni venduti e poi ricomprati, prestanomi: una ricca mensa a cui hanno mangiato a quattro palmenti tutti i poteri di Ravenna, non le orfanelle. C’è anche un registro generale delle entrate ed uscite delle orfanelle dall’istituto che parrebbe manomesso, con la copertina verticale e le pagine orizzontali, rattoppate e con parte mancanti, correzioni fatte col pennarello (siamo nel fine '800 , esisteva il pennarello a punta fine?). E su questo documento, altra denuncia, altra indagine in corso. Troviamo, poi, una delibera Regionale (17 maggio 1994) che porta la firma dell’allora Presidente della Giunta Regionale, Pier Luigi Bersani, sulla fusione dell’orfanatrofio Galletti Abbiosi con l’IPAB. Questo in barba all’Art. 10 comma s del Testamento del Conte che assolutamente vietava qualsivoglia fusione . Il perché di una delibera Regionale è forse da ricercare nella natura dell’IPAB (Istituti di pubblica assistenza e beneficen
za): organo di diritto pubblico, soggetto giuridico patrimonializzato o commerciale o sovvenzionato dallo Stato o da altro Ente pubblico.
Questa storia è lunga e complessa, ci dice Cristina, intanto abbiamo davanti i quattro poteri di Ravenna e dall’altra parte le orfanelle, il senso civico, la giustizia. Sono stati fatti appelli a “Chi l’ha visto?” di RAI 3 per ritrovare tutte le orfanelle, perché al momento ne risultano un centinaio e il Tribunale di Ravenna ha rinviato l’udienza a novembre per ritrovarl
e tutte. Ma anche la Masciarelli di RAI 3 è stata invitata a non occuparsi più del caso e lo hanno fatto con i soliti modi democratici…
Ravenna non è quello che vediamo, o conosciamo, Ravenna è una città di cui c’è da ricostruirne l’identità. Mai come in questo momento sembra che la città non sia più dei cittadini, ma di chi l’amministra, forse anche anche in modo improprio. Continueremo a cercare la verità in quelle carte di un secolo di storia. Grazie Cristina, non sei sola.
La madre di Cristina, orfana di entrambi i genitori, soggiornò nell’istituto “Galletti Abbiosi” di Ravenna dal 1946 al 1954. Un delle tante, una delle 339 orfanelle che ora parrebbero ereditiere dell'immenso patrimonio di colui che volle l’orfanatrofio nel 1897, vale a dire il Conte Galletti Abbiosi. E’ noto dalla stampa locale e nazionale che nel marzo 2009 è stata intentata una causa per petizione dell’eredità del Conte da parte di una ventina di orfane, mentre sul fronte penale è stato avviato un procedimento per il reato di malversazione di fondi del Giubileo nel corso della ristrutturazione dell'attuale “Ostello Galletti Abbiosi”..
Il Conte, infatti, proprietario di mezza Ravenna stipulò dinnanzi ad un Notaio un Testamento secondo cui al momento della morte di sua moglie Gertrude Lovatelli, tutto il suo patrimonio sarebbe dovuto andare all'educazione delle orfanelle ospitate nell'Istituto e, in caso di chiusura dello stesso, alle ragazze stesse. Patrimonio ricchissimo, successivamente incrementato nel corso degli anni grazie da ulteriori donazioni di altri ricchi signori di Ravenna, parliamo di terreni, ville, poderi, gioielli, case coloniche, quasi un feudo, insomma.
Sempre nel dettagliatissimo Testamento il Conte lasciò l’incarico di amministrare il patrimonio, fino alla chiusura dell’orfanatrofio o alla violazione del Testamento, alle seguenti eminenti Isituzioni della città: Comune, Cassa di Risparmio, Curia e Casa Matha (quest’ultima è un’associazione di personaggi illustri di Ravenna). Ai giorni nostri il tutto è tradotto nelle figure d
el Sindaco, il Presidente della Fondazione della Cassa, la Chiesa e il “massaro” della Casa Matha.
Nel 1975 l’orfanatrofio viene chiuso e poi successivamente restaurato per trasformarlo in Hotel di lusso, parrebbe usando i fondi del Giubileo in maniera quantomeno dubbia. Le orfanelle invece furono buttare per strada senza il denaro che gli spettava e con un passato di stenti e fame subito all'interno dell'orfanotrofio.
Siamo quindi arrivati ai giorni nostri, tralasciando tutte le alterne vicende di un patrimonio che ha attraversato un secolo di storia. Nella valigetta di Cristina ci sono atti di vendita, di cessione, poderi rasi al suolo, terreni venduti e poi ricomprati, prestanomi: una ricca mensa a cui hanno mangiato a quattro palmenti tutti i poteri di Ravenna, non le orfanelle. C’è anche un registro generale delle entrate ed uscite delle orfanelle dall’istituto che parrebbe manomesso, con la copertina verticale e le pagine orizzontali, rattoppate e con parte mancanti, correzioni fatte col pennarello (siamo nel fine '800 , esisteva il pennarello a punta fine?). E su questo documento, altra denuncia, altra indagine in corso. Troviamo, poi, una delibera Regionale (17 maggio 1994) che porta la firma dell’allora Presidente della Giunta Regionale, Pier Luigi Bersani, sulla fusione dell’orfanatrofio Galletti Abbiosi con l’IPAB. Questo in barba all’Art. 10 comma s del Testamento del Conte che assolutamente vietava qualsivoglia fusione . Il perché di una delibera Regionale è forse da ricercare nella natura dell’IPAB (Istituti di pubblica assistenza e beneficen
za): organo di diritto pubblico, soggetto giuridico patrimonializzato o commerciale o sovvenzionato dallo Stato o da altro Ente pubblico.
Questa storia è lunga e complessa, ci dice Cristina, intanto abbiamo davanti i quattro poteri di Ravenna e dall’altra parte le orfanelle, il senso civico, la giustizia. Sono stati fatti appelli a “Chi l’ha visto?” di RAI 3 per ritrovare tutte le orfanelle, perché al momento ne risultano un centinaio e il Tribunale di Ravenna ha rinviato l’udienza a novembre per ritrovarl
e tutte. Ma anche la Masciarelli di RAI 3 è stata invitata a non occuparsi più del caso e lo hanno fatto con i soliti modi democratici…
Ravenna non è quello che vediamo, o conosciamo, Ravenna è una città di cui c’è da ricostruirne l’identità. Mai come in questo momento sembra che la città non sia più dei cittadini, ma di chi l’amministra, forse anche anche in modo improprio. Continueremo a cercare la verità in quelle carte di un secolo di storia. Grazie Cristina, non sei sola.
L'oscura vicenda dell'eredità Galletti Abbiosi
Venerdì scorso presso in tribunale a Ravenna c'era la prima udienza del processo civile sulla vicenda "Galletti Abbiosi". La stampa locale e ora anche quella nazionale ha riportato qualcosa, ma c'è ancora molto da dire su questa storia.
La vicenda ruota all'eredità che il conte Carlo Galletti Abbiosi, morto nel 1867, aveva destinato al
mantenimento di un orfanotrofio femminile all'interno della sua ultima dimora di via di Roma. Il conte ravennate aveva indicato nel testamento le modalità di gestione dell'istituto e le disposizioni sull'educazione delle orfane ospitate nella struttura, prevedendo che, in caso di chiusura dell'istituto o di non adempimento alle disposizioni testamentarie, l'eredità sarebbe andata alle orfane.
L'amministrazione dell'eredità, successivamente al decesso della moglie avrebbe dovuto essere composta da tre componenti laici e tre componenti cattolici ossia:
"Dall'Arcivescovo pro-tempore di Ravenna o Vicario Capitolare
Dal Canonico più anziano della Metropolitana
Dal Parroco Pro tempore della Chiesa di S.Pietro Maggiore
Dal Sindaco o Capo del Comune
Dal Presidente della Cassa di Risparmio
Dal Primo Massaro della Casa Matha"
Cos'è accaduto invece?
1) Alla data della chiusura definitiva del Galletti Abbiosi nel 1975 le orfane non hanno ricevuto l'eredità come il conte voleva.
2) il Galletti Abbiosi è stato restaurato usando i fondi del Giubileo, ma da quel palazzo ne è uscito un hotel a 5 stelle, da qui il procedimento penale in corso per malversazione dei fondi del Giubileo, parallelo a quello intenatato da alcune delle orfanelle, e che vede imputati tra gli altri alcuni membri della Curia ravennate
3) dove sono finite tutte le proprietà del Conte e poi divenute con testamento eredità delle orfanelle? Sparito tutto nel nulla.
4) nel periodo in cui le orfanelle alloggiavano al Galletti Abbiosi hanno vissuto in uno stato tremendo, che mai avrebbe voluto il conte, che era un grande filantropo ed aveva previsto minuziosamente nel suo testamento come le bambine dovessero essere educate.
Ora a distanza di anni, molte orfanelle non ci sono più, alcune versano ancora in gravissime condizioni economiche. Delle 339 orfanelle, una trentina ha impugnato il testamento.
Ecco le condizioni di vita delle orfanelle....
Igiene personale:
Era consentito fare il bagno 1 volta all'anno
Era consentito lavarsi i capelli 2 volte all'anno
Non avevano dentifricio ma scaglie di sapone
Non avevano carta igienica ma fogli di giornale
Tutte le sere erano costrette a sfilare con le mutande in testa per far vedere se erano pulite!!
Alimentazione
Ogni giorno qualche bambina sveniva per gli stenti e la fame;
Guadagni e risparmi
Mai ricevuto nulla nonostante le bambine lavorassero fin da piccine , cardavano la lana, lavoravano in cucina;
Istruzione
Non c'erano i soldi per comprare i libri
Alcune orfane sono state allontanate perchè volevano studiare ed alcune sono state costrette a chiedere la carità;
Abbigliamento
Costrette ad indossare pantofole anche d'inverno;
E' difficile per loro credere che all'epoca il Conte Carlo Galletti Abbiosi avesse previsto minuziosamente nel suo testamento i fondi economici e regole severe di educazione ed istruzione, tutto quello che hanno subito veniva giustificato con l'assenza di fondi e nonostante quanto prescritto dal Conte non percepivano e non veniva accantonato alcun provento.
Ciò che rende questa vicenda importantissima per Ravenna è che qui non stiamo parlando solo di beni tolte alle legittime eredi, ma di una vicenda che vede coinvolti dei poteri che hanno fatto "sparire" un feudo intero: Stato, Chiesa, banche.
A sostenere le orfanelle abbiamo visto qualche politico, ma l'opinione pubblica indignata per un caso di tremenda ingiustizia, quella ancora no.
Per maggiori informazioni il blog delle orfanelle ed il video di Striscia la Notizia che si è occupata del caso.
La vicenda ruota all'eredità che il conte Carlo Galletti Abbiosi, morto nel 1867, aveva destinato al
mantenimento di un orfanotrofio femminile all'interno della sua ultima dimora di via di Roma. Il conte ravennate aveva indicato nel testamento le modalità di gestione dell'istituto e le disposizioni sull'educazione delle orfane ospitate nella struttura, prevedendo che, in caso di chiusura dell'istituto o di non adempimento alle disposizioni testamentarie, l'eredità sarebbe andata alle orfane.
L'amministrazione dell'eredità, successivamente al decesso della moglie avrebbe dovuto essere composta da tre componenti laici e tre componenti cattolici ossia:
"Dall'Arcivescovo pro-tempore di Ravenna o Vicario Capitolare
Dal Canonico più anziano della Metropolitana
Dal Parroco Pro tempore della Chiesa di S.Pietro Maggiore
Dal Sindaco o Capo del Comune
Dal Presidente della Cassa di Risparmio
Dal Primo Massaro della Casa Matha"
Cos'è accaduto invece?
1) Alla data della chiusura definitiva del Galletti Abbiosi nel 1975 le orfane non hanno ricevuto l'eredità come il conte voleva.
2) il Galletti Abbiosi è stato restaurato usando i fondi del Giubileo, ma da quel palazzo ne è uscito un hotel a 5 stelle, da qui il procedimento penale in corso per malversazione dei fondi del Giubileo, parallelo a quello intenatato da alcune delle orfanelle, e che vede imputati tra gli altri alcuni membri della Curia ravennate
3) dove sono finite tutte le proprietà del Conte e poi divenute con testamento eredità delle orfanelle? Sparito tutto nel nulla.
4) nel periodo in cui le orfanelle alloggiavano al Galletti Abbiosi hanno vissuto in uno stato tremendo, che mai avrebbe voluto il conte, che era un grande filantropo ed aveva previsto minuziosamente nel suo testamento come le bambine dovessero essere educate.
Ora a distanza di anni, molte orfanelle non ci sono più, alcune versano ancora in gravissime condizioni economiche. Delle 339 orfanelle, una trentina ha impugnato il testamento.
Ecco le condizioni di vita delle orfanelle....
Igiene personale:
Era consentito fare il bagno 1 volta all'anno
Era consentito lavarsi i capelli 2 volte all'anno
Non avevano dentifricio ma scaglie di sapone
Non avevano carta igienica ma fogli di giornale
Tutte le sere erano costrette a sfilare con le mutande in testa per far vedere se erano pulite!!
Alimentazione
Ogni giorno qualche bambina sveniva per gli stenti e la fame;
Guadagni e risparmi
Mai ricevuto nulla nonostante le bambine lavorassero fin da piccine , cardavano la lana, lavoravano in cucina;
Istruzione
Non c'erano i soldi per comprare i libri
Alcune orfane sono state allontanate perchè volevano studiare ed alcune sono state costrette a chiedere la carità;
Abbigliamento
Costrette ad indossare pantofole anche d'inverno;
E' difficile per loro credere che all'epoca il Conte Carlo Galletti Abbiosi avesse previsto minuziosamente nel suo testamento i fondi economici e regole severe di educazione ed istruzione, tutto quello che hanno subito veniva giustificato con l'assenza di fondi e nonostante quanto prescritto dal Conte non percepivano e non veniva accantonato alcun provento.
Ciò che rende questa vicenda importantissima per Ravenna è che qui non stiamo parlando solo di beni tolte alle legittime eredi, ma di una vicenda che vede coinvolti dei poteri che hanno fatto "sparire" un feudo intero: Stato, Chiesa, banche.
A sostenere le orfanelle abbiamo visto qualche politico, ma l'opinione pubblica indignata per un caso di tremenda ingiustizia, quella ancora no.
Per maggiori informazioni il blog delle orfanelle ed il video di Striscia la Notizia che si è occupata del caso.
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