
Visto che da giorni si sta discutendo del magazzino ex Sir, cosiddetto “sigarone” presso la Darsena di Ravenna, esprimiamo il nostro dissenso a voler salvare il capannone. Non possiamo, infatti, chiamarla “opera” poichè non lo è. La costruzione non è del Nervi, ma è una costruzione di Alcea, presa dal modello del Nervi che è nelle Marche. Tutto questa grande battaglia per salvare l’opera del Nervi, quindi, è una farsa. E lo è non solo perché non è del Nervi, ma perché a prima vista (e anche in seconda vista) il capannone è bello proporzionalmente a ciò che lo circonda, cioè pari a sing-sing. Un pollaio nel quale non vorremmo mai esser rinchiusi. E’ l’emblema dell’architettura/cementificazione avvenuta negli anni scorsi a Ravenna, che l’ha invasa con strutture orribili. Crediamo, che molti cittadini, guardandolo si siano detti “ma è bello questo coso qui?”. Fidatevi dei vostri occhi, che riconoscono il bello, e ciò che è brutto. Proprio perché questa costruzione incarna una cattiva amministrazione del territorio e costruzioni orrende, fatte anche con soldi pubblici, per noi sarebbe da radere al suolo. Abbiamo avuto davanti agli occhi per troppi anni una brutta edilizia, ce la volete togliere e lasciar spazio a spazi liberi, per favore?
Chi ha abbracciato questa battaglia, dov’era, mesi fa, quando portammo all’attenzione della stampa il degrado (oramai imminente crollo) di Villa Ginanni Fantuzzi a S.Stefano (Ravenna), che quella sì è opera da salvare (appartenente al Morigia) e bella a qualsiasi vista?
L’ipocrisia della casta continua e si rivela anche attraverso “nuovi movimenti”.
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